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Dalla prudenza di Crisanti ("Avrei aspettato 2-3 settimane") alle rassicurazioni di Sassoli sul nuovo certificato vaccinale in Europa

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“Il certificato vaccinale europeo, noi preferiamo chiamarlo così e non green pass, non è un passaporto ma un’attestazione che le persone hanno fatto un percorso di vaccinazione e di test, che gli consentirà, alla vigilia della prossima stagione estiva, di ripartire con ordine.

Naturalmente, con Commissione e Consiglio, siamo impegnati affinché non ci siano elementi discriminatori. È uno strumento che può essere efficiente, basta pensare ai trasporti o al turismo e più in generale la mobilità. Ma l’importante è sapere che non sarà uno strumento di discriminazione”. Lo ha affermato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, a “Che tempo che fa” su Raitre.

Crisanti: per riaprire sarebbe stato opportuno attendere 2-3 settimane in più

“È ancora troppo presto per valutare gli effetti delle riaperture sull’andamento di Covid-19 in Italia.

Ma questa è una corsa tra la vaccinazione e il virus. Per questo penso che, se avessimo aspettato un paio di settimane in più, non mesi ma 2-3 settimane, probabilmente la dinamica sarebbe stata più favorevole”. Lo ha affermato ad ‘Agorà’ su Rai3 il virologo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova. “Noi dobbiamo guardare i dati di Israele e Inghilterra, che ci dicono che con il vaccino se ne può uscire.

Allora perché far correre un rischio inutile a persone fragili per non aspettare 2-3 settimane? Non si trattava di aspettare mesi, ma 2-3 settimane e arrivare in una situazione di sicurezza” ha aggiunto Crisanti.

Vaia: vaccinare tutti negli open day senza più fasce di età

“Arrivati a questo punto, con gli anziani vaccinati, è ridicolo fare distinzioni tra un 50enne e un 40enne. Negli open day bisogna dare le dosi a tutti, senza più fasce di età”.

Lo ha affermato Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, in un’intervista a ‘Il Messaggero’. “Sarebbe un delitto tenere le boccette chiuse. Tutti i vaccini approvati sono efficaci, e se tanti scartano AstraZeneca è colpa di una comunicazione balbettante, soprattutto da parte delle agenzie regolatorie. Capisco i cittadini disorientati dalle comunicazioni altalenanti, indicazioni a volte anche contraddittorie. Tra l’altro, le agenzie non dovrebbero raccomandare, ma stabilire.

In ogni caso tutti i farmaci hanno effetti collaterali, ma i benefici superano infinitamente i rischi, molto ridotti. La via ora sono gli open day. Per tutti, senza fasce d’età. Nel Lazio la Regione li vede con favore, il progetto è allo studio. L’unico tema è evitare gli assembramenti, va attivato un sistema di prenotazione. E vanno coinvolti i medici di base. Se questa pandemia ci ha insegnato una cosa, è che va rafforzata la medicina di prossimità, servono più cure domiciliari. Anche per il Covid” ha aggiunto Vaia.

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