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Unabomber: riaperte le indagini 16 anni dopo l'ultimo attentato

Unabomber

La procura della Repubblica di Trieste ha deciso di riaprire le indagini su Unabomber. Decisiva l'inchiesta giornalistica del docufilm di Rai 2.

La Procura della Repubblica di Trieste ha deciso di riaprire le indagini su Unabomber.

L’inchiesta giornalistica del docufilm di Rai 2 è stata decisiva, dopo 16 anni dall’ultimo attentato.

Unabomber: riaperte le indagini 16 anni dopo l’ultimo attentato

La Procura della Repubblica di Trieste ha riaperto le indagini su Unabomber, come annunciato dal procuratore capo Antonio De Nicolo. La decisione è arrivata dopo 16 anni dall’ultimo attentato, grazie all’esposto del giornalista Marco Maisano nel docufilm di Rai2 e di due vittime, Francesca Girardi e Greta Momesso.

La prima aveva raccolto il pennarello esplosivo sul greto del Piave, perdendo un occhio e tre dita, la seconda era rimasta ferita alla mano per una candela bomba nel duomo di Motta di Livenza. Grazie all’inchiesta sono stati trovati un capello bianco su un uovo rimasto inesploso comprato in un supermercato di Portogruaro e alcuni peli in un reperto in un vigneto a San Stino di Livenza. La scienza è andata avanti e grazie alle analisi del dna si potrà sapere qualcosa in più su Unabomber, che ha terrorizzato il Nordest dal ’94 al ’96 e dal 2000 al 2006. 

L’inchiesta su Unabomber

I titolari del nuovo fascicolo saranno De Nicolo e il pm Federico Frezza. Il giornalista Maisano, con Ettore Mengozzi e Francesco Bozzi, ha lavorato per mesi a OnePodcast proprio su Unabomber. “Verificheremo se da tutto il materiale organico allora repertato è stato estratto o meno il Dna. È possibile che in alcuni casi, con i metodi utilizzati allora, non fosse ritenuto estraibile, mentre con quelle attuali magari sì. Quindi dobbiamo constatare se c’è del materiale utilmente sottoponibile a indagini genetiche” ha dichiarato De Nicolo.

Dei 28 attentati dinamitardi era stato un ingegnere bellunese, Elvo Zornitta. La sua posizione è stata archiviata nel 2016 dalla Procura di Trieste quando è stato scoperto che la prova regina era stata manomessa da un poliziotto, Ezio Zernar, condannato. Nella motivazione dell’archiviazione il pm Frezza ipotizzava che poteva trattarsi di più persone. 

I dubbi di Elvo Zornitta

Elvo Zornitta, principale sospettato poi scagionato, si chiede “se le indagini si riaprono in base a nuovi elementi oppure solo per una richiesta.

Perché se così fosse, per quale motivo non si è continuato a indagare? Significherebbe che si è perso solo del tempo“. “Ho perso la speranza che lo trovino. Anch’io sono vittima di Unabomber. Non sono rimasto mutilato fisicamente, ma le ferite dell’inchiesta che mi ha travolto sanguinano ancora” ha riferito Zornitta. “Il tribunale mi ha riconosciuto in maniera estremamente parziale un risarcimento. Ma si è messo di mezzo l’avvocatura dello Stato che ha presentato ricorso per non pagare nemmeno quel poco che mi era stato riconosciuto” ha aggiunto.