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Università: la parola al responsabile scuola del PD
Cronaca

Università: la parola al responsabile scuola del PD

La riforma dell’università sarà discussa al Senato dopo il dibattito sulla fiducia previsto per il 14 dicembre. Nell’attesa, le contestazioni continuano e Bologna Magazine ha incontrato Graziella Giorgi – responsabile scuola del PD bolognese – per fare il punto della situazione.

Le manifestazioni degli studenti – dichiara Graziella Giorgi – e, non dimentichiamolo, anche di tanti docenti e ricercatori universitari, sono il segno evidente di un ampio dissenso in ordine al modo con cui questo Governo si è approcciato ai temi dell’istruzione, della formazione universitaria e della cultura in generale. Il PD quindi appoggia le proteste di chi vuole aprire un vero confronto per costruire un futuro al Paese, di chi cerca di trovare voce a fronte dell’arroganza di un Governo che rifiuta il confronto in Parlamento e nel Paese. Peraltro non possiamo non sottolineare come questo irrigidimento provochi un acuirsi del conflitto che può sfociare anche in episodi violenti, che fermamente condanniamo, ma dei quali il Governo finisce per essere corresponsabile poiché non riesce ad esprimere altra risposta che i cordoni di polizia che blindano le città“.

Può, in sintesi, spiegare i punti nevralgici della riforma e dirci perchè riceve l’appoggio incondizionato di Confindustria?
E’ una legge che non raggiunge l’obiettivo di qualificare il sistema dell’università e della ricerca: non si dotano le Università di adeguate risorse, i tagli riducono i fondi di finanziamento e questo avviene in un contesto già misero di risorse.

Ne consegue che mancano le risorse per promuovere gli investimenti in ricerca e il merito, non si sostengono adeguatamente con un efficiente sistema di borse di studio i giovani meritevoli che sono in condizioni di svantaggio economico escludendo interi ceti sociali dall’accesso all’Università e riducendo anziché ampliando il numero dei laureati, si cancellano i ricercatori senza costruire una seria alternativa che garantisca ai meritevoli una crescita accademica rapida e trasparente e non si risolve, ma si acuisce il problema del precariato, infine si introduce un sistema macchinoso di regole che soffoca l’autonomia degli atenei. Questo modello di riforma piace a Confindustria perchè supporta la tentazione di portare ad una aziendalizzazione dell’Università , dunque a rendere la ricerca subalterna alle esigenze dell’industria.

A suo parere, come è possibile fermare il baronato? L’Università di Bologna è libera dal potere politico?
Sostenendo un sistema delle autonomie, procedure trasparenti di gestione e di carriera e sistemi di valutazione indipendenti che valorizzino le realtà virtuose, il baronato può essere sconfitto. Quanto all’Università di Bologna, non dimentichiamo che si classifica fra le migliori al mondo, prima fra quelle italiane, al 176° posto. Il valore dei nostri docenti e la qualità dei percorsi universitari sono indiscussi e non mi pare che si possa negare un’ autonomia del pensiero accademico. Vi sono diverse sensibilità e poliedriche posizioni che da sempre hanno dialogato con la città, e non mi pare si possa dire che l’Università sia asservita al potere politico, casomai è un’ importante risorsa per il dibattito culturale e politico della città.

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