Nato ed i segreti dell'uranio impoverito in Sardegna - Notizie.it
Nato ed i segreti dell’uranio impoverito in Sardegna
Roma

Nato ed i segreti dell’uranio impoverito in Sardegna

La Nato non intende far luce sulla destinazione finale dei residui di uranio impoverito nel poligono sardo di Quirra, sbattendo in faccia alla Procura, il diritto di segretezza di cui il Patto atlantico gode, così il pm di Lanusei, Domenico Fiordalisi, non è riuscito a chiarire certi aspetti bui riguardo gli appalti per la realizzazione di infrastrutture e manufatti presso la base militare e di dominio del demanio.

Il pm aveva fatto richiesta al giudice dell’udienza preliminare di conoscere la risposta del rifiuto della Nato, ma la richiesta è stata rigettata.

Insomma, non c’è dato di conoscere il fine o il contenuto, non solo delle procedure riservate, ma anche delle sperimentazioni in grado di coinvolgere gli eserciti del Patto .Bisogna dire che in passato la Nato aveva diffuso una serie di circolari in cui spiegava le profilassi da utilizzare per la bonifica di territori contaminati con munizioni realizzate in uranio impoverito, ma oggi l’organizzazione ha preferito tacere ed ogni richiesta della Ue è stata inutile.

Il segreto che cerca di mantenere l’alleanza non è regolato da procedura penale, ma si riferisce ad alcune norme contenute nei Trattati di diritto internazionale con cui l’italia ha aderito alla Nato; se invece si fosse trattato di Segreto di Stato sarebbe dovuto intervenire il Csm.

Purtroppo dunque abbiamo le mani legate ed i comuni dislocati nei pressi della base militare non avranno l’opportunità di conoscere se la vicinanza al sito è deleteria per la salute degli abitanti o meno, soprattutto adesso che l’indagine epidemiologica commissionata dalla Regione Sardegna è ferma.

Con ogni probabilità le indagini potranno riprendere fra un anno, ma tale ritardo potrebbe rivelarsi fatale!

Già nel 2011, Regione e Istituto superiore di Sanità avevano dato via a delle indagini per verificare l’incidenza di determinate patologie nella popolazione civile esposta e la consegna dei risultati era prevista entro il 31 dicembre.

Peccato tuttavia che al momento dell’audizione in Commissione d’inchiesta del Senato sia arrivato il secco veto, derivato dal fatto che gli specialisti incaricati avrebbero violato la normativa sulla tutela dei dati personali.

Ricordiamo infatti che per accedere alle cartelle cliniche dei cittadini è richiesta la partecipazione al procedimento amministrativo di più organi,dunque i tempi si dilatano.La regola tuttavia non vale per i deceduti, ma pare che il garante della privacy non abbia voluto sentire ragioni.

La situazione appare paradossale: da una parte le omissioni del ministero della Difesa e degli altri dicasteri coinvolti, dall’altra il richiamo, inascoltato, della Commissione di Palazzo Madama.

In questo scenario si aggiunghe il rischio che la commissione d’inchiesta possa essere fermata nuovamente dopo i risultati delle elezioni, su cui pende lo spettro della spending review

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