Va in vacanza al mare invece di assistere il padre malato: licenziata
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Va in vacanza al mare invece di assistere il padre malato: licenziata
Cronaca

Va in vacanza al mare invece di assistere il padre malato: licenziata

licenziata
Una donna è stata licenziata perché al mare durante le ore concesse della legge 104: doveva accudire il padre malato. Ricorrerà in appello.

Una donna è stata licenziata perché al mare durante le ore concesse della legge 104: doveva accudire il padre malato. Ricorrerà in appello.

 

Licenziata perché era al mare, anziché essere a casa dei parenti per accudire il padre malato. Sembrerebbe la sensata risposta di un apparato amministrativo sano e funzionante.

Licenziata perché a mare durante le ore della 104

Siamo a Camaiore, nella Versilia. Una donna, una dipendente di un’azienda, la Pluriservizi Camaiore SPA, viene licenziata dai suoi superiori: la motivazione è di aver sfruttato a fini personali le ore concesse nei giorni mensili di permesso riconosciuti dalla Legge 104, legge che permette ai dipendenti di accudire un familiare malato o con grave disabilità fisica.La società, per scoprire il fatto, avrebbe assunto un investigatore privato per controllarne i movimenti della donna e dei familiari, così da scoprire eventuali altri atteggiamenti compromissori nei suoi stessi confronti.

La dirigente ha fatto pervenire alla propria dipendente, in data 9 ottobre 2017, il provvedimento di licenziamento, con la relativa sospensione dal servizio e da tutti gli incarichi presso la partecipata. Sembra che le porte si siano chiuso per questa donna.

Sembrerebbe che il licenziamento sia pienamente giustificato, come pienamente giustificato sembra essere l’atteggiamento dei superiori nei confronti della dipendente licenziata.

Il ricorso per vie legali

Ma la storia non finisce: la donna licenziata ha annunciato di voler proseguire per le vie legali. Chiederà infatti, tramite il giudice, un rimborso all’azienda e il reintegro al servizio: sostiene la donna di essere stata licenziata ingiustamente, in maniera ostativa e infondata. In aggiunta a queste accuse, v’è anche l’accusa di abuso d’ufficio, reato penale nel nostro ordinamento.

Quanto sono fondate le accuse?

Qual è il fondamento di queste accuse? Sembra che la donna avesse sollevato delle critiche ufficiali nei confronti dell’allora neo-eletta dirigente, la stessa dirigente che l’ha licenziata. Pare che tra le due donne, già due anni prima, esistesse un contenzioso legale aperto, una causa.

I legali della signora licenziata hanno annunciato che la linea difensiva si baserà sull’articolo n. 233 del codice penale: l’articolo che riguarda direttamente il reato di conflitto d’interessi.

È stato, tra le altre cose, negato l’accesso ai documenti degli investigatori.

A rendere così sicuri i legali della signora, sull’ingiustificato provvedimento di licenziamento, è l’alto rendimento della donna sul luogo del lavoro e la mancanza di richiami ufficiali: si rivela così il profilo ad alto rendimento di una dipendente, il che renderebbe più difficile giustificare il perché della decisione di licenziarla, e sposterebbe l’ago della bilancia decisamente verso l’ipotesi dell’abuso di ufficio. Il tribunale deciderà su entrambi i reati.

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