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Vaccino Covid, Burioni: “Se mia figlia avesse 12 anni, la vaccinerei. Nessuna variante supera l’immunità”

Il virologo Roberto Burioni, in occasione di un evento trasmesso in diretta Facebook, ha ribadito il ruolo fondamentale del vaccino nella pandemia Covid.

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Il professore ordinario di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffele di Milano, Roberto Burioni, si è espresso a proposito dei vaccini sintetizzati contro il coronavirus e sulla necessità di far partecipare gli adolescenti che abbiano compiuto i 12 anni d’età alla campagna vaccinale.

Vaccino Covid, Burioni: “Se mia figlia avesse 12 anni, la vaccinerei”

Il virologo Roberto Burioni ha affrontato il tema della vaccinazione contro il SARS-CoV-2 durante la sua partecipazione all’evento “Covid-19: una battaglia che la scienza sta vincendo”, trasmesso in diretta sulla sua pagina Facebook ufficiale e sui canali del Gruppo San Donato.

In questa circostanza, l’esperto ha commentato la possibilità di far partecipare gli adolescenti che abbiano compiuto i 12 anni d’età alla campagna vaccinale, spiegando: “Ho una figlia di 10 anni.

Se ne avesse 12 la farei vaccinare domattina – e ha aggiunto –. Sopra i 40 anni ci si deve vaccinare perché il rischio derivante dalla vaccinazione è infinitesimale rispetto a quello che può derivare dal contrarre Covid. Per i ragazzi e i bambini il discorso è più complesso”.

A proposito dell’importanza di far vaccinare i più giovani, Burioni ha precisato: “Prima di tutto dobbiamo dire che in gran parte dei casi questa infezione virale decorre in maniera lieve.

Ma questo non vuol dire che decorre sempre in maniera irrilevante. Sono state descritte problematiche più rare che non sono da trascurare. Altri due elementi sono che il bimbo, il giovane, può proteggere se stesso ed è anche un elemento importante nella circolazione. Tutti i virus circolano nelle scuole, sappiamo che l’interazione fra i bimbi e i giovani è immensamente più alta di quella che c’è tra i 50enni”.

Il professore dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, poi, si è soffermato sulle preoccupazioni dei genitori e sul rischio di effetti collaterali a lungo termine che i sieri sviluppati per contrastare il coronavirus potrebbero provocare, asserendo: “Molti genitori giustamente dicono: quali sono le conseguenze a lungo termine del vaccino? Non possiamo conoscerle essendo un vaccino in uso da 6 mesi, è vero, non abbiamo la macchina del tempo.

Tutto quel che possiamo dire è che, nella storia dei vaccini, nessuno di quelli che abbiamo ha dato conseguenze gravi dopo 2 mesi. Il discorso sulle conseguenze a lungo termine vale anche per l’uso dei cellulari”.

Vaccino Covid, Burioni: “Nessuna variante supera l’immunità”

Nel corso della sua partecipazione all’evento online “Covid-19: una battaglia che la scienza sta vincendo”, il virologo Roberto Burioni ha analizzato anche il ruolo attualmente rivestito dalle varianti del virus nella pandemia.

In merito alla questione, è stato precisato che al momento “nessuna variante” del SARS-CoV-2 esistenza è in grado di sopraffare “l’immunità indotta dai vaccini”.

Su questo argomento, dunque, l’esperto ha rivelato: “Questo virus ha incontrato qualcosa di totalmente imprevisto: il vaccino, che suscita, almeno siamo certi per i vaccini a mRna per i quali ci sono più dati, un’immunità molto più potente di quella suscitata dalla malattia. Noi che studiamo i virus abbiamo sempre detto: il miglior vaccino è la malattia. Per questo virus non è vero: il miglior vaccino è il vaccino. Se ne sentono di tutti i colori su vaccini che ‘funzionicchiano’ e altre cose. Va fatta chiarezza: in questo momento non c’è nessuna variante in grado di superare l’immunità indotta dai vaccini”.

Vaccino Covid, Burioni: varianti e caso del Regno Unito

Quanto asserito dal virologo, del resto, è pienamente dimostrato dalla situazione in essere nel Regno Unito.

Secondo Burioni, infatti, ciò che si è verificato e si sta verificando in Gran Bretagna può essere riassunto nel seguente modo: “È un dato recentissimo che abbiamo dall’Inghilterra: la capacità di proteggere dal ricovero, quindi dalla malattia grave, è sopra il 90% sia per il vaccino AstraZeneca che per quello Pfizer, usati in quella nazione. Si parla di 92% per AstraZeneca e 96% per Pfizer. Sono numeri altissimi. Ancora il virus non è riuscito a superare la barriera dei vaccini. Ci riuscirà? Non lo so. Non possiamo prevederlo. Io sono ottimista perché, quando un virus muta per evitare un vaccino, siamo sicuri che riuscirà a mutare mantenendo la sua capacità replicativa?”.

Infine, a sostegno della sua tesi, l’esperto ha ribadito: “Oggi ci sono delle varianti di Sars-CoV-2 che danno un vantaggio al virus, nel senso di essere molto più trasmissibili. Siamo di fronte a una malattia diversa da quella che abbiamo visto l’anno scorso, durante quelle due ondate che ci hanno colpito. Il virus che c’è oggi è molto, ma molto più contagioso. Perché è uscita la variante inglese, ormai predominante da noi, che è del 60% più contagiosa, e ora c’è questa varianteindiana che è addirittura il 60% più contagiosa della variante inglese. Quindi è diventato un virus contagiosissimo – e ha precisato –. Quest’anno non c’è stata l’influenza perché le mascherine e il distanziamento l’hanno bloccata. Il Covid è molto più contagioso e lo è diventato ancora di più. Abbiamo il vaccino e non era scontato. Esserci riusciti è una vittoria della scienza difficile da descrivere. Essere riusciti in 10 mesi a fare un vaccino sicuro ed efficace, in grado di bloccare la malattia, è qualcosa di vicino al miracolo“.

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