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Vaiolo delle scimmie, siamo tornati tutti virologi

Negli armadi degli italiani c’è sempre una divisa pronta per ogni evenienza ed un cappello pronto da poggiare su ogni poltrona argomentativa.

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Grazie a saggezza e capacità di sintesi di persone molto più in gamba di noi ormai lo sappiamo da molto tempo: negli armadi degli italiani c’è sempre una divisa pronta per ogni evenienza ed un cappello pronto da poggiare su ogni poltrona argomentativa.

Con l’arrivo dei social poi questa tendenza del nostro popolo ad essere multitasking è andata in iperbole ed ha toccato vette che in altre epoche avremmo omologato alla follia.

In realtà non sono gli italiani che sono diventati più tuttologi, è la tuttologia perenne degli italiani che è diventata più visibile, prima dei social semplicemente non sapevamo con quanti cretini condividevamo il cammino sul pianeta e non era poi così malaccio. C’è però un terzo scenario che ha portato questa indole a passare da tanta a gigantessa, e qui il purtroppo ci sta tutto.

E quello scenario numero tre è tutto condensato nella spaventosa serie di eventi planetari e terribili che ha ammorbato il pianeta dall’inizio del 2020 ad oggi. Oggi che quell’anno rischia di andare in teca degli orrori ma su scaffali multipli, a contare che il 2021 è stato peggiore e che il 2022 promette malissimo.

Qui però bisogna scremare il grano dalla pula e fare la tara fra quel che terribilmente accade e quello che mestamente gli italiani mettono in campo con il loro terribile scibile quando qualcosa accade: il primo elemento è serio e non si tocca, il secondo è semiserio e toccarlo equivale a metterci allo specchio e sghignazzare un po’ di noi.

Con il Covid abbiamo smesso i panni di allenatori-politologi ed abbiamo indossato il camice immacolato di una virologia che dal mainstream dell’italiano medio era distante come il mare dal Nebraska. Incalzati dalla nostra inveterata abitudine a farcire l’informazione più di esperti che di fatti abbiamo fatto il pieno di dati caserecci e ci siamo tuffati nella “mistica della proteina spike”. Dopo due anni di lotta e di social intasati di saccenti scempiaggini ci è arrivata fra capo e collo la prima guerra Europea fra stati sovrani dal 1945.

Neanche il tempo di vedere i tank di Putin che violavano l’Ucraina e i nostri camici sono volati via al vento del cambiamento, con le nostre spalle in canotta che si sono guarnite di alamari e del grigio-verde di chi sa cose perché ha fatto il militare a Cuneo. Neanche a dirlo, con i talk farciti di generaloni a riposo questa nostra indole è stata talmente fomentata che oggi a molti di noi Patton gli spiccia casa e ci sono mariti che la mattina non sanno se andare a portare l’umido in viale o invadere la Polonia.

Ma a buttar via i camici da virologi noi italiani parolanti abbiamo fatto male: giusto nei giorni in cui ci si chiedeva se il professor Galli non fosse per caso finito in Donbass a menare ceceni è arrivato il vaiolo delle scimmie. Dietro front soldati, virologi veri di nuovo tutti abili arruolati e richiamati in studio con i trolley già pronti per il mare e tutti a rincorrere quei camici perché è tornato ad essere figo indossarli.

Indossarli sulle grate canotte e snocciolare saggi come bidoni in discarica che il monkeypox ha una vaga “matrice omosessuale” e a desumere quindi che gli scoiattoli e i macachi in fondo in fondo sono tutti gay e caro Alberto Angela questo ce lo dovevi dire e mai ti perdoneremo.

Perché a noi italiani è quello che ci guida: il vento delle cose più lontane dalla nostra conoscenza che non ci ha mai impedito di alzare le vele della nostra ignoranza. E di fare rotta verso nuovi pascoli, verso nuove cretinate, e verso i nostri fornitissimi armadi, dove che diamine, un cappello giusto lo trovi sempre.

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