Venezia: mistero sul corpo recuperato in un canale
Venezia: mistero sul corpo recuperato in un canale
Cronaca

Venezia: mistero sul corpo recuperato in un canale

Venezia cadavere
Venezia cadavere

Questa mattina è stato rinvenuto il corpo di un uomo in un canale di Venezia: l'autopsia farà ora chiarezza sulle cause del decesso

Le acque di uno dei canale di Venezia hanno restituito le spoglie di un uomo, sul quale si sta cercando di accertare le cause di decesso. Il corpo è stato avvistato questa mattina nell’acqua di un canale nel rio di San Girolamo a Cannaregio. Sul posto sono giunti i vigili del fuoco per il recupero del cadavere, oltre agli agenti della polizia di Stato che devono effettuare i rilievi del caso. La vittima in ogni caso è già stata identificata. Si tratta di un 37enne residente a Mogliano Veneto, nel trevigiano. Ancora non vi sono però delle ipotesi certe in merito alla reale dinamica del decesso. La magistratura veneziana ha già disposto l’autopsia sul corpo. Tramite l’esame autoptico si potranno così chiarire le cause della morte, nonché portare all’identificazione certa della vittima.

Altri ritrovamenti nei canali di Venezia

Solo il mese scorso erano stati fatti altri particolari ritrovamenti nel Canal Grande di Venezia. Dispersi nelle acque del canale, erano stati recuperati una porzione di piede destro e una parte di braccio sinistro di uno scheletro.

Quest’ultimo era scivolato in acqua il 20 marzo da un pontile nei pressi dell’approdo di Santa Maria del Giglio. Entro 24 ore la proprietà del reperto avrebbe valutato la possibilità di un nuovo intervento di recupero. L’incidente era avvenuto pochi minuti dopo le 14, quando un trasportatore aveva perso la presa nel corso delle fasi di scarico dei materiali da parte degli allestitori della mostra “Venice Secrets: Crime & Justice”. L’esposizione ha poi aperto i battenti il 31 marzo, nella sede espositiva di Palazzo Zaguri in campo San Maurizio.

Per il recupero dello scheletro, nell’immediato dell’incidente, è stato attivato il nucleo dei sommozzatori dei vigili del fuoco di Venezia. Era dunque partito un intervento subacqueo che aveva riportato in secca la cheba veneziana. L’oggetto del 1500 era realizzato in ferro e legno. Si tratta di uno strumento a forma di gabbia, usato all’epoca della Serenissima allo scopo di esporre i condannati in piazza San San Marco. La gabbia in questione conteneva al suo interno lo scheletro umano di un individuo di circa 35 anni, risalente a 5 anni fa. L’apparato scheletrico completo aveva un valore di circa 50 mila euro. Esso era contenuto nella cheba, nella quale doveva essere esposto nella sezione della mostra dedicata alle “pene infamanti”.

Anche nel mese di novembre era avvenuto un altro ritrovamento nelle acque dei canali veneziani. Il corpo di un turista americano 29enne era infatti stato ripescato nel canale San Barnaba. Il ritrovamento era avvenuto da parte della Polizia e dei vigili del fuoc. Da un primo esame, il corpo non presentava ferite, un particolare che aveva avvalorato l’ipotesi dell’annegamento.

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