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Veronica Gentili, dall’Academy alle prime serate: l’ascesa della conduttrice cresciuta con Fontana e Castellani

Chi è la giornalista, attrice e conduttrice di "Controcorrente" e "Buoni o Cattivi" che il 7 Settembre fa tris con il nuovo programma.

veronica gentili

Set, teatro, giornali, radio, tv (access e prime time). Shakespeare, Proietti, Muccino, Sollima, Lucarelli, Haggis, Morelli e Giannini Jr. Muove i primi passi al “Globe” Silvano Toti, in una regia collegiale; era l’Otello, poi fiction, serie, corti e alcune produzioni internazionali.

Nel settore dell’informazione si palesa come opinionista a “Piazza Pulita”, “Coffee Break”, “La Gabbia”, “L’aria che tira” e “Dalla vostra parte”, per poi approdare sia a “Sky Arte” (“Sei in un Paese meraviglioso”) che a R.24 con “I Funamboli”. Ma il vero inizio, divenuto ben presto consacrazione, avviene al centro Safa Palatino, dimora di “Stare Italia” estate, news, weekend, speciale; di “Controcorrente” (rivelazione summer ’21) e della new entry “Buoni o Cattivi”.

È il multiforme habitat ove ha convissuto e attualmente si cimenta la trentanovenne anchorwoman in forza a Mediaset; preparazione ossessiva e un fisico da haute couture, il che, nel circo dei plasma (ipocrisia a parte), non guasta!

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Chi è Veronica Gentili: tutto sull’attrice e conduttrice

Qualche extra di zuccheri (meglio se cioccolato al latte e crostata di marmellata, soprattutto alle visciole), lusso che si concede solo dopo il 5 su 7 (giorni) di ginnastica funzionale, crossfit a pesi leggeri, attività motoria, corsa, yoga per la mente, pilates e lettura antistress: quella firmata Emmanuel Carrère e il solito intramontabile Freud. È la giovane amante della recitazione, che segue Ruben Östlund e i filmmakers scandinavi, sboccia con la coppia Kubrick/Nicholson e sogna tramite un’esordiente J.

Roberts. Figlia dell’arte, romana doc, nata tra inaugurazioni, quadri e sculture in una famiglia aperta, dinamica, contesto che ben si bilancia tra un dirompente entusiasmo e una sobrietà attoriale.

Le variegate e poliedriche discipline aiutano ad aprire la mente, è il gusto sovente della scoperta e del mettersi in gioco, tenendosi ben salde le tecniche acquisite sul campo e dietro il sipario. Un mix che affonda le radici in una sua innata fragilità, mitigata con spirito d’avventura, approccio maniacale e buona dose di sicurezza scenica. La spalla è il padre, Giuseppe, onnipresente! Eppure la strada era spianata. Netta, la madre (perduta quest’anno), nota mercante e gallerista capitolina, le aveva servito Fontana, Burri e Castellani su un piatto d’argento. “Ero in fasce, sono cresciuta tra singole, collettive, allestimenti, dipinti ed esposizioni. Attorno a me un turbinio di bellezza”.

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La formazione

Tuttavia la scintilla non scatta: “Volevo fare l’attrice dall’età di quattro anni”. È, infatti, l’Accademia d’Arte Drammatica (Silvio d’Amico) la via da percorrere, quella che le fornisce la corazza, l’indottrinamento, la padronanza, ciò che serve per fermare valanghe di grida nei salotti del caos mediatico. I talk a sua guida posseggono un nocciolo focale: “Non propongo opinioni ma fornisco elementi affinché tu possa formartela autonomamente. Alzarsi da tavola ed avere ancora fame”.

Si sa modellare e si lascia permeare dal suo tempo, Ellen DeGeneres la ispira, Forbes la inserisce nell’elenco delle 100 top lady di successo e – come sancito alla kermes di Sulmona – “il suo stile e linguaggio hanno saputo avvicinare i giovani agli argomenti di politica e di attualità”.

Poi qualcuno si chiede: “E le farfalle nello stomaco?”. Ci sono eccome, ma non è affare da spiattellare così alla leggera. Lo scudo in kevlar che si è costruita attorno, sopra e sotto è impenetrabile. Il buon Max, penna di cinema, può dormire sonni tranquilli. Ma qualcuno vuol sapere di più. Morbosa curiosità dei ghepardi da tastiera. Accontentarli è impresa ardua. C’è il faticoso scatto con papà in alta montagna dal titolo tipicamente vangoghiano “I mangiatori di Zeppole” e qualcosa lo si percepisce tra le righe del libro.

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La carriera giornalistica e televisiva

Già, vero, scrittrice pure e per la “Teseo” di Eco e Sgarbi (Elisabetta), un flusso di coscienza che l’ha liberata dalle altre incertezze, ora assopite e pronte per – chissà – un nuovo viaggio verso la narrativa. Nei 33 capitoli de “Gli immutabili”, diario intimo di un dramma epocale (la pandemia), scopriamo: abitudini, vita privata, aneddoti, pensieri, timori, angosce e qualche cenno di sapere classico, tanto caro dai tempi del ginnasio Mamiani. L’antica Grecia fa dei giri immensi e poi ritorna. Testa complessa. Lì dentro, da quasi due lustri, c’è la politica, pane e politica, aria e politica, jogging e politica, prima su “Il Fatto” e poi a masticarla nei vari ring mattutini, pomeridiani e serali. Ma è il debutto alla conduzione di 36 mesi orsono che fa suonare la campana d’avvio.

Correva l’anno ’18, la rete era sempre la stessa. Una dozzina tra parlamentari ed intellettualoni da gestire in 50 minuti, il tempo scarseggia, tanto tamburellare e poco cazzeggio. Razionalità a tutto tondo, eppur, per sua stessa ammissione, i tramonti la disintegrano, fino alla lacrima. Contestualmente alla notorietà arrivano, prevedibili, le ficcanti puntatine della carta stampata, ci si scomoda finanche qualche firma pesante! C’è la zuffa, il tapiro e le annose polemiche, talvolta strumentali. “Un bikini non toglie autorevolezza”. Era nell’aria. Storia già vista. Per il resto ella tace.

È l’unico conduttore in gonna e tacchi a pilotare due approfondimenti a temi complessi (che non siano talent, show, quiz o variety) nella principale fascia oraria, i lunedì estivi su Rete 4 e i martedì autunnali (a partire dal 7 settembre) su Italia Uno. Poco prima, in access, si spartisce la torta con le colleghe Palombelli (stesso tetto), Gruber, De Gregorio e Moreno. Qualche visionario in casa “Biscione” ha deciso di puntare su di lei, e fin qui appare lapalissiano che la lungimiranza non l’abbia tradito. L’80% delle serate, per tabulas, la danno vincente sull’ammiraglia di Cairo e sugli speciali Rai post Tg.

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La “macchina da guerra” sui social

Il nuovo modus operandi incalza, altro non è che il naturale corso della vita e degli ambienti lavorativi, palinsesto incluso, forse più degli altri. 130 mila followers che smaniano un suo post, possibilmente in tenute perennemente variopinte.

Un mantra, uno spasmodico rituale che rintocca l’ora come la torre di St. Stephen in quel di Westminster. Con i social è macchina da guerra: roba da alta strategia tattico-militare. Lì sì che è a compartimenti stagni, cubici, quasi meccanici. Goccia che cade scava la roccia. Oggi giallo, domani blu, domani l’altro rosso o total black. L’immagine buca, arriva dove deve arrivare, volto dai tratti marmorei, latini, marcati, decisi. Outfit studiato, micro dettagli compresi!

E la sua incompiuta nel cassetto? Un attimo, è solo all’inizio!

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