Viadotto Morandi: Robbiano, la famiglia morta nel crollo
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Viadotto Morandi: Robbiano, la famiglia morta nel crollo
Cronaca

Viadotto Morandi: Robbiano, la famiglia morta nel crollo

crollo viadotto morandi
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Viaggiava per un pranzo dal nonno, la famiglia Robbiano, che in quella mattina del 14 agosto ha trovato la morte tra le macerie del viadotto Morandi

Mentre il bilancio delle vittime del crollo del viadotto Morandi di Genova continua inesorabilmente a crescere, vengono alla luce anche le testimonianze di chi c’era, ha vissuto quei drammatici istanti e prevalentemente tramite i social, ha deciso di parlarne. Circolano però anche, più tristemente, le storie e le foto di chi non c’è più, di quelli meno fortunati in quella mattina di agosto che in tanti hanno definito come una vera “apocalisse”. Tra questi, anche la famiglia Robbiano.

In viaggio per un pranzo in famiglia

Era un viaggio come tanti altri per un pranzo dal nonno, quello della famiglia Robbiano, composta dai coniugi Roberto ed Ersilia in auto con il piccolo figlio Samuele, di soli sette anni; una famiglia distrutta in quei tragici minuti a Genova, la mattina del 14 agosto. Erano diretti a Volti, un paese non troppo distante da Genova: un tragitto che avevano fatto tantissime altre volte, sempre attraversando quell’imponente viadotto genovese.
I parenti li attendevano a casa, già intenti a preparare il pranzo.

Tutto d’un tratto i telegiornali hanno dato la notizia accompagnata dalle prime, catastrofiche, immagini del crollo ed i primi confusi dettagli. I parenti hanno dunque cercato di mettersi in contatto ripetutamente con i coniugi Robbiano provando a chiamarli, invano, diverse volte. Intorno alle 13, punto l’ansia si è trasformata in vero panico. Un amico di famiglia ha dunque deciso di recarsi sul luogo dell’accaduto.

Il ritrovamento dell’auto

Lì ha trovato tantissime persone intorno alle macerie di quello che era considerato il ponte di Brooklyn del capoluogo ligure. Tra soccorritori, curiosi, familiari e conoscenti terrorizzati e i primo giornalisti, si è fatto largo tra la folla finché non ha riconosciuto l’auto della famiglia. Modello, colore e soprattutto il pallone dell’uomo ragno che il piccolo Samuele portava sempre con sé nei viaggi in macchina coi genitori. Quello che era successo era già fin troppo chiaro. L’uomo, con i parenti dei Robbiano, si è recato all’ospedale San Martino, accolti dal team di psicologi previsto dalla prefettura, che ha dato loro la notizia già tristemente preannunciata: i Robbiano sono morti schiacciati dalle macerie del viadotto Morandi.

Storie come quella di Roberto, Ersilia e del piccolo Samuele hanno fatto il giro dei social nelle ore successive al dramma.

La maggior parte di queste testimonianze racconta storie di gente comune, che andava al lavoro – come Luigi Altadonna, 35 anni di origine calabrese – chi in vacanza – come Giovanni, Matteo, Gerardo e Antonio, ragazzi di Torre del Greco, diretti a Ventimiglia e poi in Spagna. Storie legate da decenni all’imponente struttura del viadotto Morandi, per molti un vero simbolo dell’inizio di ogni viaggio. Da quella mattina del 14 agosto, non lo sarà più.

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