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Cimitero delle Fontanelle, Napoli: il culto delle anime pezzentelle

Oltre che per ospitare i resti dei crani delle persone decedute nelle epidemie, il cimitero è noto anche per il culto delle anime "pezzentelle".

cimitero delle fontanelle
cimitero delle fontanelle

Il cimitero delle Fontanelle è un luogo di culto situato nella zona di Napoli, in Campania. Al suo interno vi sono 40.000 resti umani che derivano sia dalle epidemie di peste (1656) a Napoli, sia dall’epidemia del colera (1839). Soltanto la prima, secondo alcune stime, fece almeno 250.000 vittime solo nel capoluogo campano. Il sito si trova in Via Fontanelle e un tempo, si narra, in quel preciso luogo erano presenti una serie di sorgenti d’acqua: da qui l’origine del nome.

cimitero delle fontanelle

Oltre che per ospitare i resti dei crani delle persone decedute a causa delle epidemie, il cimitero è noto anche per il culto delle anime “pezzentelle”. Le persone, infatti, si recavano presso questo luogo per adottare una “capuzzella” (ovvero un cranio) che dovevano tenere con cura e affetto per ricevere protezione. Dunque, la cura contro l’anima appunto “pezzentella” (abbandonata) garantiva alla persona che lo adottava un auspicio, un rifugio.

Cimitero delle Fontanelle

Il cimitero delle Fontanella di Napoli si estende su un territorio di circa 3000 metri quadrati, nei quali sono disposti una serie di teschi e di resti umani per l’eternità. All’interno del sito vi sono, inoltre, una serie di cave realizzare all’interno della collina del Materdei: il materiale è il tufo.

In totale le gallerie sono tre, tutte di forma trapezoidale, alte una quindicina di metri e lunghe circa un centinaio di metri. Ognuna di esse vanta un collegamento all’altra grazie a dei corridoi (o navate) ci una decina di metri di lunghezza. Le navate hanno anche delle corsie sulle quali sono riposti i resti umani e solitamente hanno dei nomi propri. Il corridoio destro, ad esempio è detto “dei preti”, quello centrale degli “appestati” e quello sinistro, infine, dei “pezzentielli”, cioè delle persone povere.

I teschi potevano essere riposti in teche di vetro, legno o marmo, a discrezione di colore che li adottavano e delle loro possibilità economiche. Nell’ultimo ambiente della navata si trovano gli scolatoi, i luoghi cioè dove i teschi venivano messi per perdere i liquidi corporei prima di essere riposti sugli scaffali.

cimitero delle fontanelle

Superando i corridoi si possono invece vedere la statua del Monacone (San Vincenzo Ferrer) e la cappella nella quale si celebrano i riti. Quest’ultima è dedicata a Maria Santissima del Carmine e risale al XIX secolo. In fondo al lungo camminamento, infine, c’è il cosiddetto “tribunale“, ovvero un luogo con tre croci dove (secondo le leggende) si trovano i vertici della camorra per inizializzare i nuovi affiliati tramite un rito particolare. In questa corsia, però, si trova anche il teschio più famoso del cimitero, detto del “Capitano”. All’interno della cappella, invece, si può vedere una riproduzione della Madonna di Lourdes e di Bernadette. accanto a queste sono situate due bare contenenti i corpi dei nobili Filippo Carafa, conte di Cerreto, e del duca di Maddaloni. Di fianco, infine, c’è un presepe a grandezza naturale.

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Nata a Verona, classe 1998, studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società". Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per L'Arena.


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Laura Pellegrini

Nata a Verona, classe 1998, studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società". Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per L'Arena.

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