Viaggiare: un modo per sviluppare l'intelligenza emotiva
Viaggiare: un modo per sviluppare l’intelligenza emotiva
Viaggi

Viaggiare: un modo per sviluppare l’intelligenza emotiva

Un viaggiatore
Giovane guarda il panorama di una nuova città-

Viaggiare sviluppa la cosiddetta intelligenza emotiva, data anche dall’interazione con persone appartenenti ad altre culture e ad un altro ambiente: lo dice lo scienza.

Viaggio insieme

Come è noto, sono tanti i vantaggi che si hanno a viaggiare, ma sapete che questa entusiasmante attività, permette di sviluppare la cosiddetta “intelligenza emotiva” o “quoziente emotivo“? Cioè consente all’intelligenza di riconoscere le emozioni sia proprie che altrui; viaggiare ci permette di provare empatia e di sviluppare le capacità di relazione con noi stessi e con gli altri, di assumere quelle che scientificamente vengono chiamate competenze sociali. In questo modo possiamo poi prendere eventuali decisioni anche in ambito quotidiano – lavoro compreso – e imparare a gestire le emozioni stesse: praticamente viaggiare aiuta ad essere più consapevoli di ciò che siamo – della nostra identità -, delle persone e della realtà che ci circonda, crescendo ed aprendoci agli altri senza pregiudizi. Diverso è invece il concetto vero e proprio di “vacanza”, che suggerisce di per sè solo divertimento e relax.

Il parere della scienza

Lo schema

Lo studio dello psicologo sociale Adam Galinsky

Lavora al Columbia University

Queste considerazioni, che possono in parte essere piuttosto intuitive, hanno anche una base scientifica. Infatti secondo gli psicologi, viaggiare rende più intelligenti e creativi.

Ciò avviene perchè viaggiare stimola la mente: l’attività dei neuroni, infatti, tende ad essere elastica e sensibile al cambiamento, che può essere quello dell’ambiente circostante quando si compie un viaggio, uscendo da una realtà già conosciuta nella quale quindi ci troviamo più a nostro agio – immaginiamo allora che mente elastica e creativa possano avere coloro che sono affetti dalla Sindrome di wanderlust, quella dei viaggiatori compulsivi! -. Da quanto detto, consegue che viaggiare favorisca l’apertura mentale: in particolare lo psicologo sociale Adam Galinsky, che lavora alla Columbia University di New York, in un’intervista rilasciata qualche tempo fa al The Atlantic Magazine ha dichiarato che “I viaggi all’estero aumentano sia la flessibilità cognitiva che la profondità di pensiero e la capacità di elaborare connessioni tra diversi concetti”, perciò sviluppano maggiormente la nostra creatività. Galinsky lo ha verificato studiando la produzione degli stilisti di moda, a seconda di quanto tempo siano stati all’estero: sono risultati maggiormente ispirati per i loro modelli.

Un risultato ancora più soddisfacente, avviene con persone che non fanno parte del jet-set internazionale, ma hanno più tempo di immergersi in “culture altre”, culture di altri popoli.

Lo studio di Mary Helen Immordino-Yang

Studiosa all'Università del Sud California

Un’altra psicologa americana, Helen Immordino-Yang, che insegna alla Southern Californi University, ha appurato che viaggiare – contrariamente a quanto persone di mentalità chiusa potrebbero pensare -, rafforza anche la nostra identità: “La capacità di entrare in contatto con persone provenienti da ambienti diversi dal proprio e la possibilità di uscire dalla zona di comfort sociale – ha affermato la studiosa – aiuta a rafforzare la propria identità”, proprio nel momento in cui la mente sia apre agli altri.

Lo studio dell’Università di Tel Aviv

Lo studio

Per quanto detto, non è difficile arrivare alle conclusioni a cui sono arrivati alcuni studiosi dell’Università di Tel Aviv, in Israele: viaggiare ha la capacità di diminuire il razzismo – e più precisamente la percezione di differenza razziale -, che rende mentalmente più rigidi, meno elastici, meno creativi e meni adattabili.

© Riproduzione riservata

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche