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Spagna, condanne da 9 a 13 anni per gli indipendentisti catalani

Madrid, 14 ott. (askanews) – Una sentenza con pene di prigione dure – da 9 a 13 anni di carcere – per nove dei 12 leader indipendentisti catalani, accusati di “sedizione” oltre che di altri reati fra cui la malversazione e la “disobbedienza”, per aver organizzato il referendum sull’indipendenza della Catalogna del 1 ottobre 2017, dichiarato incostituzionale da Madrid. Il verdetto del Tribunale Supremo è arrivato al termine di un dibattimento durato oltre nove mesi e con quasi due anni di custodia cautelare in carcere. Per il fronte indipendentista si tratta di un processo politico, dato che il referendum si svolse senza violenza – tranne quella, sottolineano, della polizia e della guardia civil spagnole che caricarno i cittadini catalani in fila per votare.

Il governo spagnolo del socialista Pedro Sanchez ha difeso il verdetto, chiedendo alle autorità regionali catalane di “voltare pagina sulla base di una coesistenza pacifica in Catalogna attraverso il dialogo”.

“Oggi si chiude un processo esemplare, ma si conferma anche il naufragio di un progetto politico che ha fallito nel suo tentativo di avere sostegno interno e riconoscimento internazionale”.

Di segno opposto le dichiarazioni di Quim Torra, presidente del governo autonomo catalano – tornato al potere dopo la sospensione dell’autonomia catalana a seguito di elezioni regionali vinte dagli indipendentisti: “In questo processo abbiamo potuto verificare che sono stati inventati dei fatti e si è costruita una narrazione falsa per poter commettere un atto di vendetta e non di giustizia. Siamo di fronte a uno Stato incapace di assumere tutta la democrazia che uno Stato moderno deve saper assumere, in cui la coesistenza dei cittadini si basa sulla volontà popolare”.

L’uso del codice penale contro questa volontà, ha insistito Torra, “è un’eredità della dittatura e non una caratteristica della democrazia”.

Oriol Junqueras, ex vicepresidente del governo catalano condannato alla pena più dura, 13 anni, ha promesso di continuare la lotta indipendentista malgrado tutto: “Torneremo più forti, più convinti e fermi che mai. Grazie a tutti e persistete perché noi persisteremo sempre, sempre!”

Il giudice istruttore spagnolo Pablo Llarena, dopo la sentenza ha deciso di emettere un nuovo mandato di cattura europeo contro

il presidente del governo catalano all’epoca del referendum, Carles Puigdemont, riparato a Bruxelles per sfuggire al processo, di cui la Spagna ha già cercato di ottenere l’estradizione da Belgio e Germania senza successo.

Puigdemont ha effettuato una dichiarazione istituzionale dalla capitale europea: “Condannando i leader , hanno condannato più di due milioni di persone che hanno reso possibile il referendum di autodeterminazione del 1 ottobre 2017”.

Nel frattempo a Barcellona e nel resto della Catalogna decine di migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro la sentenza, rispondendo a una mobilitazione organizzata nelle ultime settimane dalle organizzazioni indipendentiste della società civile, con l’hashtag #Tsunamidemocratic. L’aeroporto della capitale catalana è stato bloccato e la polizia è intervenuta in assetto antisommossa caricando anche i manifestanti per cercare di garantire i voli, ma senza successo.

Anche la squadra di calcio del Barça, fra i maggiori club del mondo, da sempre simpatizzante con la causa catalana, ha emesso un comunicato intitolato “La prigione non è la soluzione”, in cui ha protestato contro la sentenza: “La sentenza di condanna al carcere non risolverà i problemi: la soluzione del conflitto in Catalogna deve venire soltanto dal dialogo politico”.

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