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Catalogna, “Madrid vuole lo scontro, ma noi siamo pacifici”

Roma, 21 ott. (askanews) – Una sentenza contro i leader indipendentisti catalani che “è vendetta, non giustizia”, e il tentativo del governo e dei media spagnoli di mostrare il movimento indipendentista come violento, insistendo sui disordini quasi quotidiani degli ultimi giorni perpetrati da gruppuscoli violenti che hanno provocato molti danni soprattutto a Barcellona. Così Mireia Borrell Porta, Segretaria per le relazioni esterne e l’Unione europea del governo autonomo catalano, ha spiegato in un’intervista ad Askanews la posizione dell’esecutivo della Generalitat sul giudizio della Corte Suprema di Madrid, che ha condannato 12 leader politici e della società civile catalana, nove dei quali a pene di prigione pesanti, fra i 9 e i 13 anni.

“Il movimento indipendentista è sempre stato pacifico e ha come bandiera la non violenza, questo si è visto in tutte le manifestazioni da oltre otto anni: manifestazioni di un milione o un milione e mezzo di persone, numeri mai visti in Europa, assolutamente pacifiche, senza nemmeno una pattumiera rotta. Come governo rifiutiamo qualsiasi violenza, da qualsiasi parte venga, anche i prigionieri politici hanno detto lo stesso in un comunicato.

“Va detto che si sono viste anche immagini della polizia molto criticabili e molto dure. Anche questo va investigato, si parla molto anche della presenza di infiltrati: è evidente che la narrazione che si cerca di fornire dal governo centrale spagnolo è che quello catalano sia un movimento violento, così come con questa sentenza si vuole far credere che i prigionieri politici siano violenti. Questo lo rifiutiamo: rifiutiamo la violenza e anche la sentenza. Le persone che ora sono in prigione non hanno mai, in nessun momento, commesso violenze: l’unica cosa che hanno fatto è stato organizzare un referendum e delle manifestazioni”.

Ma la società catalana non è più spaccata di prima, dopo il referendum dichiarato illegale da Madrid ma ugualmente organizzato dal governo catalano il primo ottobre del 2017, a cui hanno partecipato due milioni di persone votando a stragrande maggioranza “sì” all’indipendenza?

“Non c’è un problema di convivenza in Catalogna: ancora una volta è la narrazione della destra spagnola che vuole portare un problema che nell’Europa del XXI secolo andrebbe affrontato votando, sul piano della convivenza, di una presunta frattura sociale. Non è così: chi vive in Catalogna sa che non c’è questa frattura, quello che c’è è divergenza di opinione sull’indipendenza, mentre sul diritto di votare in un referendum c’è un consenso molto ampio nella società catalana, fra il 70 e l’80% della popolazione crede che un referendum sia utile per risolvere il problema”.

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