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Giustizia tributaria, “la riforma non è più rinviabile”

Roma, 11 nov. (askanews) – La riforma della giustizia tributaria viene invocata da anni da tutti gli operatori del settore. I numeri lasciano capire quale peso abbia il contenzioso fiscale. Nel 2018 le controversie sono state 211mila. Il valore complessivo dei ricorsi ha toccato quota 38 miliardi.

Il primo governo Conte aveva inserito la questione nel contratto di governo; la Corte dei Conti di recente ha chiesto di farsi affidare in via esclusiva la materia tributaria; in Parlamento sono depositati ben sei testi di riforma.

Francesco Giuliani, tra i massimi esperti italiani di diritto tributario e partner dello Studio Fantozzi, ha coordinato il lavoro dell’Associazione Italia Decide e preparato una proposta: “Il punto fondamentale è riformare la giurisdizione tributaria e far sì che le commissioni tributarie escano dal Mef, da cui dipendono, e creino una situazione di indipendenza rispetto all’Agenzia delle Entrate. Questo è il primo passo preliminare e ovvio. Poi c’è tutta una serie di riforme di norme tecniche processuali indispensabili per creare un processo giusto che vada nell’ottica dell’articolo 111 della Costituzione, del giusto processo, che oggi non si può dire applicato al giudizio tributario”.

Giuliani si è confrontato, presso lo studio The Skill, con il presidente del Consiglio della Giustizia Tributaria, Antonio Leone: “Una riforma della giustizia tributaria deve servire soltanto a migliorare il servizio, e a tenere ben diviso l’interesse del cittadino contribuente dall’interesse dello stato impositore”.

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