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Come funziona il Mose di Venezia, l’opera delle polemiche

Milano, 13 nov. (askanews) – Il Mose, acronimo di Modulo sperimentale elettromeccanico, è l’opera concepita per salvare Venezia dall’alta marea, mai entrata in funzione.

Un sistema di dighe mobili, formato da 78 paratie in metallo, piazzate sul fondale delle tre bocche di porto lagunari (Lido, Malamocco e Chioggia), studiate per sollevarsi quando serve e bloccare l’acqua che, spinta dallo scirocco, arriva dal Mar Adriatico e allaga la città. Un’opera enorme quanto le polemiche che la accompagnano, fra sprechi di denaro pubblico, inchieste e criticità.

La costruzione del Mose, ad opera del Consorzio Venezia Nuova, concessionario del Ministero delle Infrastrutture, è cominciata nel 2003. Da allora la chiusura dei lavori è slittata di anno in anno, ora si parla di 2021/2022. Così come sono aumentati i costi: doveva costare meno di due miliardi di euro, siamo arrivati a 5,5 miliardi.

Uno sperpero di denaro che nel 2014 ha portato ad una inchiesta con 35 indagati e ha fatto finire la società in amministrazione controllata.

A questo si sono aggiunte le voci critiche sulla funzionalità dell’opera, dal comitato No Mose ad alcune perizie, commissionate dal Ministero delle Infrastrutture: il sale sta corrodendo il metallo delle cerniere, perennemente immerse in mare e i sedimenti bloccano le paratie. Tutti problemi che fanno lievitare i costi di manutenzione.

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