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Un albero che resiste a tutto nel nuovo romanzo di Carmine Abate

Firenze, 18 nov. (askanews) – La storia di un albero, di un bambino, di un mondo che da qualche parte continua a esistere, anche se il tempo inesorabilmente non smette di passare. “L’albero della fortuna” è il nuovo romanzo di Carmine Abate, che viene pubblicato da Aboca Edizioni e che è stato presentato al Libraccio di via De’ Cerretani a Firenze. “Questa – ha spiegato Abate ad askanews – è una storia in gran parte vera, che però è diventata immediatamente metafora di un albero che resiste, resiste a tutto. E’ un po’ il simbolo della natura che resiste all’insensatezza dell’uomo che cerca in tutti i modi di distruggerla”.

Al centro del racconto, un grande albero di fico, che lo scrittore ricorda come essere “un albero di tutti e il più bello di tutti gli alberi”, intorno al quale si dipanano sia la storia di Carminuzzo, dei suoi amici e della sua famiglia, sia quella di un luogo nel tempo, un luogo simbolico anche delle relazioni umane, vissute, perdute e in qualche modo sempre ritrovate. Magari proprio all’ombra del fico, che ha visto passare le vite e le morti, le migrazioni e i ritorni. Una storia molto calabrese, ma comunque nata lontano. “io mi trovavo nel mio studiolo in Trentino – ha aggiunto Abate – e ho visto all’improvviso che cominciavano a ingrossarsi i fichi. E quindi quando ho visto questa immagine mi sono ricordato il periodo dell’infanzia, ma anche dei giorni nostri, quando ogni volta che torno in Calabria vengo svegliato dal coro furibondo degli uccelli io sorrido sempre, perché cominciano a maturare i primi fioroni, o i fichi veri e propri, dipende dalla stagione”.

Stagioni che, poi, sono anche quelle della vita, un po’ come accadeva in un altro grande romanzo arboricolo come “Il Barone rampante” di Italo Calvino, anch’esso con al centro la figura di un ragazzino, che poi diventa uomo dentro la sua foresta di carta. “Io ho avuto un’infanzia felice – ci ha confidato lo scrittore calabrese – e resta questa felicità che, come dico nel libro, formicola sotto pelle ogni tanto”.

Quando l’intervista sta per concludersi, chiediamo a Carmine Abate che cosa resta dell’esperienza, una volta che questa si trasforma in scrittura, che, in fondo, è anche un altro modo per chiedere perché si scrive. “Io – ci ha risposto Abate – scrivo proprio per ridare vita a questi luoghi e per raccontare al paese stesso che lo ha dimenticato, e soprattutto ai giovani, che c’erano questi luoghi magici dove i loro padri e i loro nonni sono cresciuti felici, malgrado i gravi problemi che c’erano anche allora”.

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