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Autonomia, Di Pardo: questo schema con i Comuni non ha funzionato

Roma, 3 dic. (askanews) – Lo schema individuato per rilanciare il processo di autonomia differenziata è stato già utilizzato per i comuni e non ha funzionato perché né i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), né i fabbisogni sono stati individuati e poi perché il fondo di perequazione, che dovrebbe funzionare in modo uniforme sul territorio, non ha dato risorse sufficienti ai comuni, traducendosi in una lesione dei diritti.

A spiegarlo è stato l’avv. Salvatore Di Pardo, fondatore e titolare dello Studio Legale Di Pardo, che ha promosso il tavolo di lavoro “Il sistema economico italiano tra autonomia differenziata e centralismo burocratico”.

“Lo schema del Governo mi pare corretto – ha sottolineato Di Pardo – s’individuano innazitutto i livelli essenziali delle prestazioni (Lep) che dovranno essere erogate e il fabbisogno standard, cioè le risorse che queste Regioni dovranno avere per erogare questi servizi di cui diventano titolari. Il problema – ha spiegato – è che questo stesso schema è stato già utilizzato per i Comuni ma abbiamo visto che non ha funzionato perchè in 20 anni i livelli essenziali delle prestazioni non sono ancora stati individuati. Non ha funzionato perchè i fabbisogni standard non sono stati correttamente individuati perchè si è fatto riferimento al costo storico che fotografa una situazione e non consente un miglioramento e uno sviluppo delle aree più arretrate.

Non ha funzionato perchè il fondo di perequazione, cioè quel fondo che deve garantire ai Comuni che non hanno risorse i fondi aggiuntivi per poter erogare servizi essenziali in modo uniforme su tutto il territorio, è un fondo orizzontale che si finanzia solo con le risorse dei Comuni, non è integrato dallo Stato e, quindi, i Comuni non hanno risorse sufficienti per garantire i servizi essenziali. Questo – ha aggiunto l’avv. Di Pardo – si traduce in una lesione dei diritti dei cittadini che vengono trattati in modo diseguale in contrasto con le norme costituzionali. Questo rischio si ripropone anche nell’ipotesi di autonomia differenziata”.

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