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Rohingya, Suu Kyi all’Aia: genocidio non può essere sola ipotesi

Roma, 11 dic. (askanews) – “Teniamo presente questa complessa situazione e la sfida alla sovranità e alla sicurezza nel nostro Paese, quando si valuta l’intento di chi ha tentato di affrontare la ribellione. L’intento genocidario non può essere la sola ipotesi”: è quanto ha dichiarato Aung San Suu Kyi davanti alla Corte internazionale di Giustizia dell’Onu all’Aia, dove è stata chiamata a difendere il Myanmar dall’accusa di genocidio della comunità rohingya.

Nel suo intervento, Suu Kyi ha ripercorso la storia dello Stato di Rakhine, dove vive la minoranza musulmana rohingya, sostenendo che alla Corte “è stato presentato un quadro fuorviante e incompleto sulla situazione”.

Riconoscendo che le forze militari del Myanmar potrebbero aver fatto ricorso a un uso sproporzionato della forza durante la repressione del 2017, la leader birmana ha dichiarato che, in caso di crimini di guerra, i soldati “saranno processati”.

Per Save the Children “le dichiarazioni di Aung San Suu Kyi di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia contraddicono le prove raccolte dalle Nazioni Unite, e le testimonianze di un numero infinito di sopravvissuti ascoltate dagli operatori”.

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