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“Vivi con il cuore”, la prevenzione cardiaca a misura di donna

Roma (askanews) – Con un decesso ogni 10 minuti, le malattie cardiovascolari e l’infarto sono il killer numero uno per le donne, ma la maggioranza di loro non è consapevole del rischio e pensa che queste patologie riguardino soprattutto gli uomini. E pensare che, riconoscendo subito i sintomi, si potrebbe prevenire quasi l’80% degli eventi cardiaci, evitare morti premature e permettere la migliore cura per le donne colpite da infarto.

Se ne è parlato all’80mo Congresso della Società Italiana di Cardiologia, organizzato a Roma, nel corso del quale è stata presentata un’indagine condotta su un campione statisticamente significativo di uomini, donne e sui giovani cardiologi per comprendere la percezione delle differenze di genere in relazione al rischio cardiovascolare. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Carmen Spaccarotella, dell’Università Magna Grecia di Catanzaro. “Nel dettaglio questa survey ha dimostrato che il 78% delle donne pensa che la malattia cardiovascolare non sia la principale causa di morte ma che è una delle principali cause di morte sia per la donna il tumore al seno o altre tipologie di tumori. E solo il 22% ha contezza che la malattia cardiovascolare è il killer numero uno anche nelle donne così come accade negli uomini”.

Dall’indagine è emerso anche che i medici, in particolare quelli più giovani, non si sentono sufficientemente informati su questo specifico argomento. “Pensate che nei medici under 40, in realtà il 70% ha percezione del fatto che la malattia cardiovascolare è presente nelle donne, ma più del 30% non si sente sufficientemente informato tanto da poter elencare anche alle donne quelle che possono essere i fattori di rischio e quelle che possono essere i rischi della patologia coronarica”.

Ma quali sono allora i principali fattori di rischio nelle donne? Lo abbiamo chiesto alla professoressa Anna Vittoria Mattioli, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. “Le donne hanno dei fattori di rischio che sono proprio legati al sesso: quello più conosciuto è la menopausa. Il momento della menopausa toglie una serie di effetti protettivi che gli estrogeni esercitano per esempio sui vasi, per cui la pressione può salire, si ha un amento dell’obesità, soprattutto a livello addominale, ma attualmente noi abbiamo identificato dei fattori di rischio propri della donna che si possono manifestare e sviluppare anche in età più giovane. Ad esempio l’ipertensione che si sviluppa durante la gravidanza, deve essere considerata anche un segnale perché è legata ad un aumento del rischio di avere malattie cardiovascolare, infarto, malattia di cuore in età più adulta. Stesso discorso per il diabete durante la gravidanza, anche questo è un fattore di rischio specifico per la donna, sia per la comparsa di diabete in età più avanzata, sia per la comparsa di malattia delle coronarie, sia per la comparsa di ‘stroke’, quindi di eventi a livello cerebrale”.

Sull’importanza del riconoscere i sintomi delle malattie cardiovascolari e sulla loro tipicità è intervenuto il prof. Giuseppe Mercuro, past president della Sic. “Vi sono due tipicità, perché una volta si diceva che nell’uomo la manifestazione clinica è tipica perché si considerava come prototipo l’uomo, il maschio di 40-50 anni, di un certo peso e una certo statura e quindi il sintomo è il classico forte e violento dolore al centro del petto, più o meno irradiato al braccio, al collo. Nella donna sovente questo sintomo è sostituito da altri sintomi diversi, che possono un po’ trarre in inganno: per esempio sintomi vegetativi come l’emicrania , le vertigini o la perdita di equilibrio, dolori addominali”.

Da parte di tutti i medici specialisti è emersa l’esigenza di informare quanto più possibile la popolazione con campagne mirate come quella “Vivi con il Cuore” promossa dalla Sic. Ancora la dottoressa Spaccarotella. “L’informazione è alla base e proprio le campagne promosse dalla Sic, tra cui ‘Vivi con il cuore’, che è proprio quella che si occupa della malattia di genere, si pone lo scopo di informare il più possibile la donna e soprattutto di aumentare la sua percezione sulla malattie cardiovascolari e sui fattori di rischio”.

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