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“Altro che tesoro Psi, Craxi morì senza più un quattrino”

Roma, 20 gen. (askanews) – A 20 anni dalla morte di Bettino Craxi, esce “Ad Hammamet” (Graphofeel), libro scritto da Mario Pacelli, che è stato funzionario della Camera dei deputati per 35 anni e che attraverso testimonianze e documenti inediti tenta di dare una ricostruzione storica dell'”Ascesa e caduta di Bettino Craxi” (come recita il sottotitolo) legata al contesto internazionale dell’epoca. Il primo socialista a diventare presidente del Consiglio (dal 1983 al 1987) è morto da esule o latitante?

“É morto da chi aveva scelto di non essere presente in Italia, perché la risposta alla sua domanda presupporrebbe già uno schieramento politico e viceversa io ritengo che il vero problema sia di vedere quanto storicamente si è salvato di Craxi”.

Tangentopoli e caduta del Muro di Berlino, due fatti apparentemente non collegati e che invece hanno favorito l’uscita di scena di colui che ha ricoperto la carica di segretario socialista per ben 17 anni (dal 1976 al 1993). Diversi i motivi, secondo Pacelli, 86 anni:

“Primo: perché il partito socialista avendo bisogno di più soldi, perché finanziava tutti questi movimenti di liberazione, dai greci ai portoghesi agli spagnoli, aveva più bisogno di denari e quindi taglieggiava in misura maggiore l’apparato produttivo italiano. E questi industriali ad un certo punto si stufarono e organizzarono tutta la stampa di cui erano proprietari contro Craxi. Seconda ragione: era venuto meno il muro di Berlino e tutta quanta quella classe politica che aveva vissuto e prosperato in nome del comunismo e dell’anticomunismo non aveva progetti politici. La terza: lui ritenne questo un errore personale di Craxi, che potesse reggere un accordo con Andreotti e Forlani e non aveva tenuto presente che la democrazia cristiana era anche di Ciriaco De Mita. Craxi non era un personaggio simpatico”.

E intanto il 19 gennaio 2020 in molti si sono recati a rendere omaggio sulla tomba di Craxi in Tunisia (immagini Facebook della figlia Stefania, ndr), oltre a tanti forzisti, c’erano anche alcuni esponenti del Pd e di Italia Viva. L’eredità craxiana a chi appartiene?

“Ha lasciato l’eredità di un socialismo moderno, però è molto difficile dire a chi appartiene la sua eredità, se alla destra o alla sinistra, perché in realtà nessuno è più in grado di capire che cosa è destra e che cosa è sinistra”.

Il famoso “tesoro del Psi” è rimasto un mistero:

“Il tesoro del Psi, c’è una parte, quella dei conti di Hong kong, che era molto ragguardevole e che nessuno ha mai capito che fine aveva fatto – ha raccontato – Il conto protezioni Svizzera, che è poi quello al centro dell’indagine dei giudici milanesi, affluisce nelle tasche di Raggio (Maurizio), perché Raggio era un ristoratore di Portofino che era diventato il compagno di Francesca Vacca Augusta, che era la seconda moglie del Conte Augusta, cioè la fabbrica italiana di elicotteri”.

“I soldi che erano in Svizzera emigrarono con Raggio in Messico. Quando poi andarono a cercare Raggio gran parte di quel denaro era scomparso. Che fine ha fatto? Non si sa. Quello che però è sicuro è che nell’ultimo anno della sua esistenza – ed è anche raccontato nel libro – Craxi non aveva più quattrini. Non aveva più quattrini perché dovevano provvedere al sostentamento di 60 persone al giorno, perché il governo tunisino aveva messo a suo carico il fornire i pasti a tutti quelli che facevano la scorta”.

Di fatto Craxi, come la Prima Repubblica, non si scorda mai:

“La sintesi dei miei 35 anni alla Camera è che aveva ragione Macchiavelli, ogni politico desidera come Moliere morire sulla scena: e in fondo Craxi ha avuto il privilegio di morire sulla scena”.

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