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Francolino e Reimondo, due strade del contemporaneo ad Arte Fiera

Bologna, 25 gen. (askanews) – Una ricerca che da anni si muove lungo una linea di faglia che è sia metaforica sia fisica. Andrea Francolino è uno degli artisti italiani su cui si può puntare per i prossimi anni, forte di una decisa consapevolezza della propria pratica e di una ricerca in costante dialogo con gli elementi naturali, e con se stessa. A lui la galleria Mazzoleni dedica la personale nello stand di Arte Fiera a Bologna, con la curatela di Gaspare Luigi Marcone. Un percorso intorno al tema classico, per Francolino, della crepa, qui interpretata come manifestazione dei “Limiti”, da cui il titolo della mostra.

“Questi sono sette limiti – ha detto l’artista ad askanews – si chiamano così perché ho calcato una crepa che è al limite tra l’ultima parte costruita dall’uomo prima che inizi la natura. Quindi in tutti questi casi ci sono tutti gli elementi: il costrutto umano prima che diventi mare, il costrutto umano prima che diventi bosco, il costrutto umano prima che diventi burrone. C’è questo limite tra l’essere umano e ciò che costruisce e la natura che se lo riprende oppure un domani l’uomo valicherà ancora una volta quel confine, superando i limiti e gli equilibri della natura con se stessa”.

Nei lavori esposti a Bologna, sempre di forte impatto anche a livello visivo, Andrea Francolino ci ricorda una delle sue caratteristiche più intense: la capacità di dare una forma all’invisibile, unendo più livelli del reale, dalla natura alla tecnologia, usando come agente e intermediario la traccia umana sul pianeta.

Accanto a Francolino, poi, troviamo le opere di un altro artista su cui i Mazzoleni puntano da tempo, come David Reimondo, i cui lavori su suoni e alfabeti alternativi hanno una forza tale da allargare i confini dell’arte, costruendo una sorta di nuova enciclopedia universale, basata anche, nel caso delle opere portate ad Arte Fiera, sull’idea di cortocircuito.

“Noi abbiamo questi lavori – ci ha spiegato Reimondo – che sono composti da lettere e numeri, ossia la convenzione della comunicazione occidentale, e dei miei simboli che rappresentano il mio essere. E quando il lettore audio, che legge tutto il lavoro, va in tilt, un po’ come avviene nella nostra testa con i lapsus, quando la nostra rappresentazione dell’io, dell’inconscio, non riesce ad avere una terminologia convenzionale per poterlo esprimere: io li chiamo lapsus o glitch, che tecnicamente è un errore video che avviene come nella nostra testa”.

Lo stand dei galleristi torinesi, poi, presenta anche opere di alcuni grandissimi nomi, come Kounellis, Burri, Bonalumi e Hartung, con pezzi assolutamente non banali e un gusto per la profondità che sono anche la cifra di una ricerca che, ovviamente, deve guardare al mercato, ma che sa anche andare oltre.

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