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Edoardo Pesce si trasforma in Sordi e ne svela il lato nascosto

Roma 21 feb. (askanews) – Uno straordinario Edoardo Pesce ridà vita al più celebre attore romano nel film “Permette? Alberto Sordi”, nei cinema il 24, 25, 26 febbraio e in tv il 21 aprile su Rai1. A cento anni dalla nascita il regista Luca Manfredi racconta il lato meno conosciuto della sua vita: la famiglia, gli esordi, le amicizie, in particolare quella con il giovane Fellini, e gli amori, come quello, unico, con l’attrice Andreina Pagnani. Pesce racconta: “Il giorno in cui mi hanno proposto questo ruolo, in cui Luca Manfredi mi ha detto: vuoi fare questo film su Sordi? Io gli ho detto: va bene, e gli ho chiesto: Sordi chi lo fa? Poi abbiamo fatto un provino e lui ha visto in me qualcosa che poteva ricordarlo. Ho pensato come avrebbe reagito un ragazzo di quell’età in quella condizione, quindi è veramente una cosa molto spassionata, istintiva, di pancia, senza troppe costruzioni mimetiche o di metodo”.

All’inizio Sordi divenne doppiatore di Oliver Hardy, si fece notare sui palcoscenici del varietà e alla radio con il personaggio di Mario Pio, ma il cinema gli offriva poche opportunità, almeno fino a quando il suo amico Fellini non lo scelse come protagonista de “Lo sceicco bianco” e “I vitelloni”. Secondo Pesce Sordi riuscì ad emergere perché aveva una grande dote. “La voglia di arrivare, a parte la capacità proprio attoriale, geniale, i tempi comici, era molto moderno in confronto all’epoca. E poi il passare attraverso molti no, e poi la faccia non andava bene, aveva questo faccione che non funzionava per l’epoca, il non arrendersi, l’inseguire i proprio sogni, il credere in se stessi. E soprattutto il riuscire a far diventare i propri difetti unici”.

Il regista spiega: “Questo film racconta la grande determinazione di un uomo che aveva già deciso da bambino che avrebbe fatto l’attore e che non si è fermato di fronte a nulla, come un po’ un suo personaggio, il dentone: solo contro tutti che alla fine riesce ad arrivare dove voleva andare”. Manfredi conosceva bene Sordi, amico e collega di suo padre Nino. “Ad un pranzo a casa nostra, dove eravamo tutti presenti noi figli, e loro dopo pranzo si dovevano mettere a lavorare sulla sceneggiatura del film di Scola, Alberto ci guardò e disse: ‘A Nì, ammazza che bella famiglia che c’hai’. E mio padre scherzando gli disse: ‘Albè, ma tu quando te la fai una famiglia, quando te sposi?’, e lui rispose la mitica frase: ‘E che me metto un’estranea dentro casa?’.

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