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La ripartenza di Codogno, la Wuhan italiana dove tutto è iniziato

Roma, 21 mag. (askanews) – Si prega a distanza in chiesa, con la mascherina, un caffè al bar, seduti ai tavolini all’aperto in compagnia degli amici, molti vanno in bicicletta. E’ una tranquilla mattinata di primavera con il sole a Codogno, nel lodigiano, dove tutto è iniziato a metà febbraio, con il paziente numero uno di Covid-19 in Italia. Sembrano lontani i tempi della zona rossa, in quella che è stata definita più volte la Wuhan italiana: gente in strada, file ordinate davanti ai negozi, chi va a lavoro facendosi misurare la temperatura fuori dalla fabbrica.

A Codogno la ripartenza fa ancora più effetto.

Iginio Passerini, prete della parrocchia di Codogno. “Sono persone che hanno affrontato questa realtà con grande senso di responsabilità, quindi vuol dire che c’è una stoffa buona nelle persone che abitano questa città”.

Più malinconica Fanny Zafferri, infermiera dell’ospedale di Codogno. “Molti colleghi si sono ammalati, hanno fatto tutto il possibile, hanno chiuso il pronto soccorso, tutto, hanno fatto tutti reparti Covid”.

Il sindaco Francesco Passerini raccomanda la prudenza e il rispetto delle regole per non ricadere nell’incubo. Ma guarda al futuro con ottimismo. “Codogno viene definita la piccola Parigi quindi sarebbe bello, finito tutto questo, invitare tutti qui per far vedere cos’è il Lodigiano, Codogno, la nostra storia e le nostre eccellenze”.

Intanto, a giugno dovrebbe partire il test seriologico di massa. Anche in questo caso, un po’ come a Wuhan.

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