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Hong Kong, aperto il nuovo Ufficio per la sicurezza cinese

Hong Kong, 8 lug. (askanews) – La Cina ha aperto il suo Ufficio per la salvaguardia della sicurezza nazionale a Hong Kong. L’istituzione con compiti di intelligence e di controllo è prevista dalla contestata nuova legge sulla sicurezza imposta da Pechino all’ex colonia britannica.

Con questo passaggio, di fatto, Pechino prende un controllo diretto della sicurezza nella città semi-autonoma, che da anni è attraversata da proteste pro-democrazia da parte di manifestanti che puntano a difendere le libertà civili garantite dagli accordi tra Pechino e Londra in base ai quali venne realizzata la riconsegna dell’ex colonia nel 1997.

Per i sostenitori della democrazia e dell’autonomia di Hong Kong la nuova agenzia porrà un grave problema di libertà nel paese, anche alla luce delle norme previste dalla nuova legge sulla sicurezza che forniscono alla polizia hongkonghese e agli agenti cinesi ampi poteri di accertamento.

Il simbolo della Repubblica popolare cinese è stato innalzato nella nuova sede temporanea dell’ufficio – Metropark Hotel Causeway Bay, proprio di fronte a uno dei principali luoghi di aggregazione della protesta democratica – alla presenza di diversi dignitari, tra i quali la contestata leader dell’amministrazione hongkonghese Carrie Lam.

“Questa cerimonia segna un momento storico. stiamo assistendo a un’altra pietra miliare nella creazione di un solido sistema giuridico e di un meccanismo di applicazione per il mantenimento della sicurezza nazionale a Hong Kong”, ha dichiarato.

“Una legge è il punto di partenza per salvaguardare la sicurezza nazionale. Dobbiamo garantire che la legge sia applicata rigorosamente e chiunque infranga la legge sarà ritenuto responsabile”, ha aggiunto Lam.

Tra gli altri compiti dell’ufficio, ci saranno anche quelli di supervisionare sul tema della “sicurezza nazionale” a Hong Kong. Un ventaglio molto ampio di compiti e molto impattante sull’autonomia dell’ex colonia, cosa che ha spinto diversi paesi – Gran Bretagna e Usa in primis – a protestare vivamente contro la nuova legge, mentre l’Europa si è mantenuta molto più cauta.

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