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La grande simulazione della vita digitale come forma di realtà

Milano, 19 feb. (askanews) – Apparentemente sembra un grande caos, una cacofonia di stili e racconti che si intersecano. Però, a mano a mano che ci si addentra nella mostra “Digital Mourning” dell’artista franco algerino Neil Beloufa in PirelliHangarBicocca a Milano, si avverte, talvolta perfino con una sottile inquietudine, che quelle a cui stiamo assistendo sono molteplici rappresentazioni della nostra stessa vita al tempo della tecnologia imperante.

“L’idea della mostra – ha detto Beloufa ad askanews – è quella di avere un’unica grande opera che funziona un po’ come il flusso di Internet, che però incorpora oggetti reali, per riprodurre fisicamente quelle relazioni che abbiamo quando consumiamo, oppure quando guardiamo la cultura, è un modo di giocare: ci sono solo titoli degli articoli invece degli articoli completi, parti dei film al posto dei film completi, ci sono persone che commentano cose di cui non sanno assolutamente nulla, sembra il set di un film, ma è anche uno spazio espositivo “.

La mostra, una vera antologica inedita per l’Italia, è curata da Roberta Tenconi. “Il titolo stesso – ci ha spiegato – sembra un paradosso perché da una parte si parla di lutto, dall’altra di vita, anche se nel mondo digitale. La ricerca di Neil è sempre stata a cavallo tra la realtà e la finzione, a partire dal suo primissimo film del 2007 e andando avanti sempre di più il suo lavoro cerca di mostrare il mondo in cui viviamo e come la tecnologia governi e rappresenti il nostro mondo, a volte in modo molto sottile, attraverso le nostre scelte”.

In una sorta di parco dei divertimenti distorto e mutevole, i film di Beloufa, che sono in un certo senso il cuore del lavoro dell’artista classe 1985, si palesano sotto forma di estratti o di trailer, all’interno di strutture che mediano tra il materiale e l’immateriale, il supposto reale e il concretamente digitale. Attraverso dei QR code, però, il pubblico può accedere all’opera completa, fruibile individualmente, anche qui con un rimando alle dinamiche tipiche del nostro presente.

“Le opere prendono vita – ha aggiunto la curatrice – si accendono e si spengono, seguendo un ritmo che arriva da questi tre Host, ossia voci narranti che ci accompagnano, si sente a un certo punto anche un riferimento a Dante, quindi questo cammino può anche sembrare il viaggio attraverso un purgatorio per poi arrivare a una conclusione che ognuno può decidere come leggerla”.

Insomma, quello a cui si assiste è la messa in scena di una grande simulazione, ispirata a un’altra simulazione dalla cui interazione, però scaturisce una profonda sensazione di una cosa che potremmo, forse, chiamare “verità”. Ma probabilmente basta l’idea di un desiderio. “E’ una specie di circolo assurdo – ha concluso Neil Beloufa – ma spero che creando una sorta di frustrazione si crei anche un desiderio di relazionarsi con i lavori”.

Atteggiamento che, soprattutto in questo tempo sospeso e di continua incertezza, assume un valore ulteriore, quasi metodologico. E da qui forse si parte per capire la nostra stessa esperienza dentro “Digital Mourning”, che è prevista in Pirelli HangarBicocca fino al 18 luglio.

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