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Villa Spada
Bologna

Villa Spada


Villa Spada Il Parco di Villa Spada, contiguo a quello di Villa delle Rose, comprende gli originali giardini di pertinenza della villa con una porzione in stile italiano, e una vasta zona prativa più in alto, dalla quale si gode un notevole panorama sulla città. Le prime notizie sulla villa risalgono al 1774 e si trovano in una mappa nella quale è raffigurato un edificio, di aspetto completamente diverso dall’attuale, denominato Casino Zambeccari, con ingresso lungo l’attuale via di Casaglia. Oltre a quella dei marchesi Zambeccari la mappa riporta nelle immediate vicinanze altre residenze estive di facoltose famiglie bolognesi.

La maggior parte di questo territorio era allora coltivata e nella tenuta degli Zambeccari, conosciuta anche come luogo di Ravone (dal nome del vicino torrente), i terreni erano a frumento e a pascolo, con frutteti e gelsi per l’allevamento del baco da seta. La villa attuale, di cui è incerta la data esatta di costruzione, e che è stata in passato Legata al nome di vari progettisti, sembra oggi definitivamente attribuibile a Giovanni Battista Martinetti, una figura importante nella storia dei giardini bolognesi.

È dunque a Iacopo Zambeccari, morto nel 1795, che si può far risalire la costruzione della nuova villa in stile neoclassico, più ampia e diversamente disposta rispetto al precedente edificio.

Per quanto riguarda il parco, Martinetti vi progettò sul fianco della collina un piccolo giardino all’italiana, sfruttando la naturale pendenza del terreno per enfatizzare la struttura a terrazze, con aiuole disposte geometricamente e delimitate da basse siepi di bosso. Nel giardino trovavano posto grandi vasi di terracotta provenienti dalle antiche fornaci del bolognese, con alberelli di arancio e Limone. Numerose sculture, opera di Giacomo De Maria, adornavano i vialetti e le aiuole del giardino; di quelle originali oggi rimane soltanto, nella parte sommitale, l’imponente statua di Ercole, il più ricorrente fra gli elementi mitologici ornamentali nelle ville e nei palazzi cittadini.

Il giardino, sopraelevato rispetto al piano di accesso della villa, era stato pensato per svolgere una funzione di raccordo fra quest’ultima e il resto del parco: la sua terrazza principale poteva essere facilmente raggiunta attraverso le ampie porte vetrate della sala della Meridiana, posta fra il primo e il secondo piano dell’edificio.

Dopo la morte di Iacopo la proprietà rimase agli Zambeccari fino al 1811 per poi passare ai Marescotti e ai Levi e nel 1820 venne acquistata dalla marchesa di Beaufort, moglie del principe romano Clemente Spada Veralli (lo stemma degli Spada campeggia ancora sulla facciata meridionale della villa). In realtà il principe Spada portò soltanto a compimento la trasformazione della villa e del giardino, aggiungendo alla proprietà, che allora comprendeva solo le zone a sud della villa, i vicini possedimenti di Sant’Alò.

La villa e il parco sono stati acquistati dal Comune di Bologna negli anni ’60 e aperti al pubblico all’inizio del decennio successivo.

La villa era stata costruita per servire da soggiorno ai proprietari, che vi trascorrevano brevi periodi ricevendo ospiti e organizzando intrattenimenti mondani, ma anche sovrintendendo alla conduzione delle zone poderali circostanti.

Le piante che non facevano parte dei coltivi dovevano dunque svolgere, al pari di altri elementi decorativi, una funzione scenografica: questo è particolarmente evidente lungo il percorso di avvicinamento alla villa e nelle zone intorno all’edificio, dove basse siepi di bosso delimitano il giardino all’italiana.

Nei vialetti e nelle quinte che contornano l’edificio dominano le specie sempreverdi: numerosi sono gli esemplari di cedro e tasso. Nel giardino prevalgono però soprattutto le specie che richiamano le coste mediterranee: gruppi di lecci e cipressi, siepi di lauroceraso, boschetti di pino domestico e pino marittimo, con ulivo, alloro, e corbezzolo formano ampie macchie di verde durante tutto il corso dell’anno. Salendo oltre il piano della villa la situazione cambia visibilmente e prevalgono le specie caducifoglie, esotiche come l’ippocastano; ma anche autoctone e probabilmente spontanee

Molto suggestivo è anche il lato nord-occidentale del parco, che si incontra proseguendo verso destra dopo l’ingresso principale.

Oltre alle sparse roverelle, testimoni delta passata vegetazione spontanea, è da segnalare un boschetto nel quale crescono acero campestre, orniello, carpino nero, biancospino, ciavardello e un sottobosco quasi naturale con asparago selvatico, coronilla e altre specie tipiche della collina bolognese. Villa Spada ospita inoltre uno dei rari esempi bolognesi di giardino all’italiana, per quanto realizzato in un’epoca in cui in tutta Europa si erano già affermate le suggestioni romantiche del giardino all’inglese.

Esso occupa un’area di non grande estensione su un lato della villa e nelle sue linee essenziali, si richiama ai modelli che ebbero il massimo sviluppo tra il ‘400 e il ‘600, evolvendosi poi nel cosiddetto giardino alla francese. Il giardino all’italiana, come è noto, rappresentò una sorta di affermazione dell’uomo sulla natura, piegata alla geometria delle forme architettoniche e degli elementi decorativi: scale, statue, fontane, vasi, labirinti verdi e giochi d’acqua.

La vegetazione, considerata alla stregua di ogni altro materiale da costruzione, era chiamata a svolgere una funzione puramente ornamentale. Per questa ragione dai giardini venivano esclusi gli alberi da frutto e le specie spontanee, e impiegate in prevalenza piante sempreverdi (leccio, cipresso, alloro, tasso, bosso, ecc.).

Alle piante era infatti richiesto di mantenere un aspetto immutabile in ogni stagione, perché non venisse meno l’ordine architettonico dell’insieme.

La larga prevalenza di specie sempreverdi, e la disposizione del giardino su un terreno inclinato e modificato con terrazzamenti collegati da un sistema di scale, sono tutti elementi del giardino all’italiana ancora chiaramente leggibili a Villa Spada, dove una terrazza collegata al secondo piano della villa permette di accedere direttamente alla parte alta e di incamminarsi verso il tempietto, dal quale si ha la visuale migliore per abbracciare l’intero giardino e la facciata della villa.

L’Amministrazione comunale sta completando proprio in questo periodo, in collaborazione con il Museo della Tappezzeria, il restauro del giardino. Nelle vicinanze è da segnalare il monumento dedicato a 128 partigiane cadute durante la Resistenza su progetto del Gruppo Architetti Città Nuova; alla realizzazione, avvenuta negli anni ’70, collaborarono studenti del liceo artistico e delle scuole medie ed elementari bolognesi.

A Villa Spada ha sede il Museo Storico Didattico della Tappezzeria, sicuramente uno dei più singolari della città.

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