Visco smentisce pressioni a favore della Popolare di Vicenza
Visco smentisce pressioni a favore della Popolare di Vicenza
Economia

Visco smentisce pressioni a favore della Popolare di Vicenza

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Ignazio Visco ha parlato in audizione alla Commissione d'inchiesta sulle banche. Mai state pressioni per favorire la Popolare di Vicenza

Visco, governatore Bankitalia, ha parlato in audizione alla Commissione d’inchiesta sulle banche, rivendicando il corretto comportamento di Banca d’Italia. Secondo Ignazio Visco, Bankitalia non ha mai fatto pressioni per favorire la banca Popolare di Vicenza. L’economista afferma che ”abbiamo agito con il massimo impegno e nell’esclusivo interesse del Paese”. Nonostante le molte difficoltà affrontate. Secondo Visco non è stata sottovalutata la situazione.

Visco pressioni Bankitalia

Ignazio Visco, nella sua deposizione, ha dichiarato: “La Banca d’Italia non ha mai fatto pressioni su nessuno per favorire la Banca Popolare di Vicenza o sollecitarne un intervento. Mai”. Questo è quanto ha detto il governatore di Banca d’Italia, durante l’audizione alla Commissione d’inchiesta sulle banche. Visco ha affermato espressamente il corretto operato di Bankitalia. Ha infatti anche dichiarato: “Abbiamo agito con il massimo impegno e nell’esclusivo interesse del Paese”.

Ignazio Visco ha spiegato che è stato necessario affrontare molte difficoltà.

Molte di queste, sono state superate nonostante i ”limiti delle nostre competenze e del nostro mandato”. Il leader di Bankitalia ha affermato che le perdite sopportate dai risparmiatori nei casi in cui non è stato possibile risolvere altrimenti le crisi sono state diffuse e dolorose.

Ignazio Visco ha comunque evidenziato che, nonostante nell’opinione di alcuni la Banca d’Italia avrebbe sempre detto che ‘andava tutto bene’ e avrebbe sottovalutato la situazione quando con la seconda recessione, innescata nel 2011 dalla crisi dei debiti sovrani, una nuova ondata di deterioramento della qualità dei crediti si è aggiunta a quella sopportata dalle banche nel triennio precedente, niente sarebbe più falso. Il governatore Visco ha infatti precisato che già durante il 2012 era stato lanciato un avvertimento sull’abbassamento della qualità del credito. Inoltre, il leader di bankitalia ha affermato che “in oltre 120 anni di storia della Banca non ci risulta vi sia mai stato un ispettore che nell’esercizio della propria funzione si sia reso colpevole di omessa vigilanza, o sia stato condannato per corruzione o concussione”.

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Vigilanza contro crisi

Visco ha successivamente precisato alla commissione che nell’ambito di un’economia di mercato, la vigilanza può diminuire la probabilità di crisi di singoli intermediari e contenerne gli effetti.

Tuttavia, questa non può essere comunque annullata, soprattutto in fasi congiunturali particolarmente difficili. Nel nostro Paese, come nel resto degli Stati sviluppati, le banche sono imprese che gareggiano per restare sul mercato. Le imprese gestite male finiscono inesorabilmente per andare in crisi e per chiudere. Per quanto riguarda le banche, spiega Visco, la questione più delicata è ”come assicurare che questo processo avvenga senza creare gravi rischi per la stabilità finanziaria e con il minimo impatto sui risparmiatori”.

Per quanto riguarda le banche italiane, a determinare la crisi, secondo Visco, “non è stata una vigilanza disattenta ma la peggiore crisi economica nella storia del nostro Paese”. La mala gestio di alcune banche, comunque, c’è stata. ”Le gravissime condizioni dell’economia hanno fatto esplodere le situazioni patologiche. Se non vi fossero state gestioni poco prudenti e spesso caratterizzate da pratiche illegali, perfino queste sette crisi avrebbero potuto essere superate in modo ordinato”. In ogni caso, afferma Ignazio Visco, sono banche “che avevano la loro operatività prevalente in territori duramente colpiti dalla recessione.

Tra il 2007 e il 2013 in Veneto il Pil, il valore aggiunto dell’industria in senso stretto e quello delle costruzioni sono diminuiti del 9, dell’11 e del 34 per cento; nelle Marche del 13, del 18 e del 40 per cento; in Toscana del 7, del 18 e del 26 per cento”.

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