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Wanted. Caccia a Gheddafi

Qadhafi, Muammar Mohammed Abu Minyar , nato in Libia nel 1942 è ricercato. Sulle tracce del colonnello, adesso, si muove l’Interpol. Destinatari della “nota arancione” diramata dall’Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale ( Interpol appunto) con base a Lione, in Francia, sono i 188 corpi di polizia degli stati membri. Il rais di Tripoli è considerato «responsabile di aver ordinato la repressione di dimostrazioni e di violazione dei diritti umani». Il colonnello, con il suo inseparabile copricapo, appare in una foto a mezzobusto sul «Security Alert» diffuso dalla “polizia internazionale”.
L’ex-leader libico e 15 suoi fedelissimi sono nel mirino. L’allerta «arancione» ha lo scopo di mettere in guardia gli stati sui pericoli legati ai movimenti di Gheddafi e del suo entourage, ma anche dei loro beni.

Insieme al colonnello sono stati segnalati personaggi legati al suo potere come Al-Baghdadi o Al-Senussi, ma anche la figlia Aisha, e tutti i figli Hannibal, Mutassim, Saadi, Saif e gli altri. Tutte le persone nominate nell’«orange notice» sono soggette alle sanzioni Onu del divieto di spostamento e del congelamento dei beni .
Dopo le sanzioni varate dal Consiglio di Sicurezza O.N.U., arriva anche l’Inperpol. L’allerta della polizia è anche un esplicito sostegno «al Tribunale penale internazionale nella sua inchiesta per crimini contro l’umanità commessi in Libia. Gli individui identificati nell’allerta – precisa Interpol – sono coinvolti o complici nella pianificazione di attacchi, in particolare bombardamenti aerei, contro le popolazioni civili». L’organizzazione delle polizie vuole servire da appoggio agli stati membri «aiutandoli nei loro sforzi per applicare le sanzioni decise dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite».

Gli scambi fra gli uffici nazionali di Interpol nei vari stati membri e la sede centrale a Lione consentiranno «di riunire e aggiornare tutte le informazioni pertinenti destinate ad impedire» che le 16 persone indicate non «evitino» i due divieti.


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