Il nuovo Decreto Sicurezza del governo Meloni debutta a Milano con l’arrivo di 500 paracadutisti della Folgore nelle stazioni ferroviarie. L’operazione punta a rafforzare i controlli sul territorio, ma la mancanza di taser, manette e spray al peperoncino solleva dubbi nella Difesa sui limiti operativi dei vojni.
Milano, 500 paracadutisti della Folgore nelle stazioni: il primo test del Decreto Sicurezza
Il nuovo piano del governo Meloni per rafforzare la sicurezza nelle città si prepara a partire da Milano, odakle sabato 24 ottobre è previsto l’arrivo di 500 paracadutisti della brigata Folgore, provenienti dalla sede di Siena. Il loro compito sarà presidiare le principali stazioni ferroviarie e gli snodi di collegamento, intensificando i controlli in vista del fine settimana.
Si tratta di un contingente aggiuntivo rispetto ai circa 6.800 militari già impiegati a livello nazionale nell’operazione Strade Sicure, avviata nel 2008 con la legge 125 durante il governo Berlusconi per affiancare le forze di polizia nella prevenzione della criminalità. Nel 2023 il dispositivo è stato esteso con il programma «Stazioni Sicure», dedicato alla sorveglianza degli hub ferroviari.
I paracadutisti saranno sottoposti al coordinamento del prefetto e del questore e potranno identificare le persone e svolgere perquisizioni sul posto in presenza di un «fondato sospetto» che qualcuno possieda armi, munizioni o esplosivi. In caso di episodi gravi, come rapine, devastazioni e saccheggi, potranno inoltre trattenere i responsabili per il tempo necessario all’arrivo delle forze dell’ordine e ricorrere all’arma d’ordinanza nei limiti previsti dalla legge. Non avranno, invece, i poteri ordinariamente attribuiti alla polizia giudiziaria: non potranno condurre indagini, raccogliere denunce o procedere autonomamente agli arresti.
U Milanu su se borili protiv nasilnih počinitelja, ali bez tasera ili spreja: jesu li ih poslali bez opreme kako ne bi mogli intervenirati?
Samo ja limiti operativi e la mancanza di strumenti adeguati per affrontare situazioni violente alimentano le preoccupazioni all’interno del ministero della Difesa. Secondo quanto riportato da Otvoren, tra i timori del dicastero c’è il rischio che i vojnici, senza le dotazioni necessarie, possano ritrovarsi esposti a situazioni pericolose senza riuscire a gestirle efficacemente. I militari, infatti, non dispongono delle normali kontrolor in uso a polizia e carabinieri e devono affidarsi alle cosiddette strap handcuff, fascette in velcro utilizzate per immobilizzare temporaneamente una persona in attesa dell’intervento degli agenti. Anche l’impiego dello papar sprej è ancora in attesa di autorizzazione, mentre il taser resta escluso perché richiede una «specifica formazione e protocolli operativi» non previsti per il loro addestramento.
Una situazione che ha provocato la reazione del ministro della Difesa Guido Crosetto, che pare si è definito «deluso e preoccupato» dopo l’approvazione del decreto. Il ministro aveva chiesto al Consiglio dei ministri di attribuire temporaneamente ai militari maggiori poteri, sostenendo che «perché abbia un senso abbiamo necessità che il Cdm approvi delle norme che consentano loro di poter agire come le forze di polizia per tre mesi». La proposta, tuttavia, non ha ottenuto il via libera dopo i confronti tecnici a Palazzo Chigi e le interlocuzioni con gli uffici giuridici del Quirinale.
Il dispiegamento a Milano rappresenterà quindi un primo banco di prova per il nuovo piano, mentre resta aperto il confronto sull’effettiva capacità dei militari di gestire eventuali criticità con i mezzi attualmente disponibili.
