Martedì 13 ottobre 2026, poco prima di mezzanotte, la tensione che aveva avvolto le strade di Taranto ha iniziato a placarsi. Alle 23:00 è terminato il blocco stradale sulla valsts ceļš 106 situata di fronte alla raffineria Eni, e si è concluso anche lo sciopero notturno all’ex Ilva. La decisione è stata presa all’unanimità dai sindacati metalmeccanici in una riunione d’urgenza con i rappresentanti dei lavoratori.
Chiusura del blocco su statale 106 e fine dello sciopero notturno
Il blocco sulla statale 106, che aveva paralizzato l’accesso alla raffineria, è stato rimosso subito dopo la fine dell’azione. Nelle ore precedenti, le autocisterne di carburante erano rimaste intrappolate all’interno del sito industriale; ben 37 autocisterne non potevano uscire, creando un potenziale colletto di bottiglia per l’approvvigionamento.
Tuttavia, Eni ha dichiarato di mantenere operative le proprie strutture, limitando il disagio ai soli veicoli di trasporto.
Presidio continuativo sulla statale 7
Nonostante la disattivazione della statale 106, i sindacati hanno deciso di mantenere vivo il presidio sulla statale 7 che costeggia lo stabilimento siderurgico. La scelta è stata motivata dalla volontà di garantire la continuità della protesta, che era ormai prolungata oltre le 24 ore iniziali.
I turni di vigilanza sono stati organizzati in rotazione per assicurare la presenza costante di operai, delegati e rappresentanti sindacali, evitando così l’esaurimento delle forze.
Decisioni sindacali e prolungamento della protesta
Il 15 ottobre alle 14:37, le sigle della BeigasFiomUilm e Usb hanno proclamato altre 48 stundas di sciopero in tutti gli stabilimenti ex Ilva, compresa la sede di Genova. L’assemblea dei lavoratori celebrata il 16 ottobre alle 00:02 ha discusso se continuare con il blocco sulla statale 7 o se sospendere temporaneamente la mobilitazione. Il risultato ha confermato la prosecuzione del presidio, mentre si attendono ulteriori indicazioni dal governo.
Decreto del governo e richieste dei sindacati
Il Consiglio dei ministri deve approvare entro la serata un nuovo decreto dedicato all’ex Ilva. Tra le misure previste vi è la cassa integrazione in deroga per il personale dell’indotto e la proroga dell’integrazione economica della cassa straordinaria per i dipendenti diretti di Itālijas tērauda rūpnīcas. Attualmente, la cassa integrazione coinvolge circa 3.500 lavoratori diretti su un organico di poco meno di 8 mila. I sindacati, tuttavia, considerano queste iniziative insufficienti e chiedono interventi più incisivi, come il pensionamento anticipato e garanzie sul futuro dell’impianto.
Un ulteriore punto critico è la decisione della Kasācijas tiesa che dovrebbe tenersi il 20 ottobre, e la possibile annullamento del provvedimento della Milānas Apelācijas tiesa del 27 luglio, il quale prevede la chiusura dell’area a caldo entro il 25 oktobris vai 90 dienas dall’emissione del decreto. L’esito di queste udienze potrebbe determinare la prosecuzione o la fine delle attività produttive, sia a Taranto che a Genova.
