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Knesset at stake: How the Likud and Yashar blocs compete for the majority

Knesset at stake: How the Likud and Yashar blocs compete for the majority

Il voto del 27 ottobre aprirà la corsa ai 120 seggi della Knesset, tra blocchi contrapposti, crisi in Cisgiordania e una lunga trattativa per formare il governo.

Il 27 ottobre Israele torna alle urne per rinnovare i 120 seats della Knesset. Oltre 7,3 million di cittadini, pari al 71,15% della popolazione, sono chiamati a scegliere fra più di tre decine di liste, ma la competizione si concentra soprattutto su due grandi coalizioni: il Likud guidato da Benjamin Netanyahu e il nuovo blocco yashar, capitanato dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot.

La giornata elettorale è segnata da una forte tensione, alimentata da recenti violenze in Cisgiordania e da un clima di incertezza politica.

Tensioni in Cisgiordania: l’operazione di Hebron e Halhul

Il climax della campagna è stato l’escalation a Hebron, dove un attacco a un checkpoint ha provocato la morte di due soldati israeliani.

In risposta, le forze armate hanno avviato una vasta operazione che ha portato alla chiusura di Hebron e della vicina Halhul, inserendo l’intera Cisgiordania in un blocco militare. Le autorità hanno effettuato perquisizioni, arresti e demolizioni nei quartieri di provenienza degli aggressori, sostenendo di voler smantellare le infrastrutture terroristiche. I leader palestinesi, però, denunciano una collective punishment contro la popolazione civile, evidenziando l’intensificarsi di una dinamica di espansione degli insediamenti e di aggressioni da parte dei coloni, soprattutto durante la raccolta delle olive.

Bilanci dei sondaggi: Likud contro Yashar e le prospettive di coalizione

Le ultime rilevazioni del tracker di Haaretz e del sondaggio Maariv, condotto da Lazar Research, mostrano una competizione aperta. Il Likud si attesta intorno ai 48 seggi, mentre yashar cattura circa 21 posti, con il partito dell’ex premier Naftali Bennett a 15 seggi e i partiti arabi a 14. Nessuna delle due formazioni riesce a raggiungere da sola la soglia dei 61 seggi necessaria per governare. La difficoltà principale per Eisenkot è costruire una maggioranza alternativa, soprattutto perché una parte dell’opposizione è riluttante a collaborare con i partiti arabi. Netanyahu, al contrario, punta sulla National security e sull’immagine di garante della protezione di Israele, con il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir che rivendica il pieno controllo della Cisgiordania e lo smantellamento dell’Autorità nazionale palestinese (ANP).

Procedura di formazione del governo: ruoli di Isaac Herzog e scadenze

Dopo la chiusura delle urne alle 22:00 (ora locale), i risultati ufficiali innescheranno il processo di costituzione del governo. Il presidente Isaac Duke ha sette giorni di tempo per designare il politico che, a suo giudizio, ha maggiori probabilità di assemblare una coalizione. Il candidato, che deve essere membro della Knesset, disporrà di 28 giorni – prorogabili di altri 14 – per assicurarsi il sostegno necessario. In caso di fallimento, il presidente può nominare un secondo candidato con un termine di 28 giorni senza proroga, oppure avviare la procedura delle petizioni dei 61 deputati, che concedono al candidato 14 giorni aggiuntivi. Se nessuna soluzione funziona, la Knesset si scioglie e si avvia un nuovo ciclo elettorale di 90 giorni.

Il sistema elettorale israeliano, basato su una soglia di sbarramento del 3,25% (equivalente a quattro seggi), prevede che su 37 liste solo circa 10 superino la soglia. Questo meccanismo favorisce una frammentazione politica che rende indispensabile la costruzione di alleanze post-elettorali. L’intero iter, dal voto al governo, può durare più di un mese, lasciando il Paese in una fase di incertezza prolungata.

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