(Adnkronos) – Dai cereali integrali ai legumi, dalla frutta di stagione al pesce d’acqua dolce: anche sulle Alpi è possibile seguire i principi della dieta mediterranea, adattandoli alle risorse e alle tradizioni del territorio. La Dieta mediterranea è uno dei modelli alimentari più studiati al mondo ed è riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Eppure, seguire davvero le sue indicazioni non è così scontato.
Da qui nasce una domanda: è possibile adottarne i principi anche vivendo lontano dal mare, in un territorio come quello alpino? “La risposta è sì”. A spiegarlo è Nicole Verticchio, biologa nutrizionista che ha prestato servizio nell’Esercito italiano come militare della sanità militare, e oggi, passata al ruolo civile del ministero della Difesa, si occupa dell’elaborazione dei menù delle mense e della sicurezza alimentare nelle caserme del Comando Truppe Alpine, con sede a Bolzano, oltre che di promozione della salute e di corretti stili di vita.
“Se non consideriamo la dieta mediterranea come un mero elenco di alimenti, ma come un modello alimentare, possiamo adattarlo alle risorse del territorio in cui viviamo – spiega Verticchio all’Adnkronos Salute, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione -. In Trentino-Alto Adige non abbiamo necessariamente gli stessi prodotti che caratterizzano una tavola siciliana, come le alici del Mediterraneo o alcuni agrumi.
Questo, però, non significa dover rinunciare ai principi di un’alimentazione sana. È da qui che nasce il concetto di dieta alpino-mediterranea”.
La dieta alpino-mediterranea “è un approccio alimentare che combina i principi della dieta mediterranea con gli alimenti tipici delle regioni alpine – afferma l’esperta -. Non si tratta di una dieta standardizzata o di un regime alimentare completamente nuovo, ma di un modo per valorizzare le tradizioni locali senza rinunciare all’equilibrio nutrizionale. Al centro ci sono gli alimenti vegetali, la frutta e la verdura di stagione, i cereali preferibilmente integrali, i legumi e i grassi di buona qualità, come l’olio extravergine d’oliva. A questi si affiancano i prodotti del territorio alpino, come orzo, segale, mele, frutti di bosco e pesce d’acqua dolce”. L’obiettivo, secondo la biologa nutrizionista, è costruire un’alimentazione varia ed equilibrata, privilegiando gli alimenti vegetali e limitando il consumo di carni lavorate, prodotti molto ricchi di grassi saturi e alimenti altamente trasformati. Anche i piatti della tradizione possono trovare spazio, prestando attenzione agli ingredienti, alle quantità e agli abbinamenti”.
Tra gli esempi più rappresentativi ci sono “l’orzotto e la zuppa d’orzo tirolese”, piatti tipici della cucina altoatesina. “L’orzo è un cereale ricco di fibre e può diventare la base di un pasto equilibrato, soprattutto se accompagnato da verdure e da una fonte proteica, come i legumi. Anche i canederli, tra le preparazioni più conosciute della tradizione alpina e mitteleuropea, possono essere inseriti in un’alimentazione varia. Le ricette cambiano a seconda degli ingredienti: prezzemolo ed erba cipollina, per esempio, aggiungono aromi, mentre le versioni con spinaci, barbabietole o altre verdure permettono di aumentare la componente vegetale del piatto. Anche il condimento conta: quando possibile, si può utilizzare l’olio extravergine d’oliva, senza dimenticare che la ricetta tradizionale prevede spesso il burro” aggiunge. Un discorso simile vale per gli spätzle, soprattutto nelle versioni con spinaci o altre verdure. “Si tratta di una preparazione a base di farina e uova che può essere arricchita con ingredienti vegetali. L’equilibrio del pasto dipende anche dalle porzioni, dai condimenti e dagli alimenti con cui viene accompagnata”.
Le regioni alpine hanno a disposizione anche pesci d’acqua dolce, come la trota e il salmerino. “Pur non essendo equivalenti al pesce azzurro per composizione nutrizionale – avverte Verticchio – rappresentano fonti proteiche di qualità e possono contribuire a rendere più varia l’alimentazione. L’ideale è abbinarli a verdure e cereali integrali, privilegiando metodi di cottura semplici. Anche le patate, molto presenti nella cucina alpina, possono far parte di un’alimentazione equilibrata: è importante considerare le quantità, la preparazione e gli abbinamenti con verdure, proteine e grassi di buona qualità”.
La frutta è un altro elemento centrale della dieta alpino-mediterranea. “Le mele dell’Alto Adige”, simbolo del territorio, “permettono di valorizzare la produzione locale e la stagionalità. Accanto a queste – ricorda – mirtilli, lamponi, ribes e altri frutti di bosco offrono varietà e apportano fibre, vitamine e composti bioattivi. Il territorio alpino, inoltre, ospita numerosi alberi da frutto: ciliegi, peri, fichi e cachi, oltre a noci e nocciole. Sono alimenti che possono arricchire la tavola, seguendo il ritmo delle stagioni e privilegiando, quando possibile, i prodotti locali” . Tra i prodotti tipici dell’Alto Adige c’è lo Schüttelbrot, il caratteristico pane croccante preparato prevalentemente con farina di segale. “Quando realizzato con una buona quota di farine integrali, contribuisce all’apporto di fibre. Può accompagnare verdure, legumi e altri alimenti proteici, diventando parte di un pasto completo” sottolinea.
Anche i formaggi di malga e il burro appartengono alla tradizione gastronomica alpina. “Non devono necessariamente essere esclusi, ma è opportuno consumarli con moderazione – mette in guardia l’esperta – perché possono contenere quantità elevate di grassi saturi. L’obiettivo non è rinunciare ai piatti della tradizione, ma inserirli in un’alimentazione complessivamente equilibrata”. La cucina alpino-mediterranea “unisce le caratteristiche delle due tradizioni, mantenendo alcuni principi fondamentali della Dieta mediterranea: maggiore presenza di alimenti vegetali, varietà, cereali e legumi, frutta e verdura, grassi di buona qualità e moderazione nel consumo di carne e prodotti trasformati”, evidenzia Verticchio. “L’importante è valorizzare, quando possibile, ciò che il territorio offre e adattare il modello alimentare al luogo in cui viviamo”. Anche l’uva fa parte delle produzioni locali e della tradizione alimentare italiana. “Il vino, invece, richiede una precisazione: non è necessario per seguire la Dieta mediterranea e, per ragioni di salute, non è consigliabile iniziare a consumarlo con l’obiettivo di ottenere benefici”.
Per Verticchio, l’alimentazione è una componente importante di uno stile di vita sano, ma non è l’unica. La biologa nutrizionista si occupa anche di promuovere la prevenzione e il benessere fisico e psicologico attraverso attività di divulgazione. Ne parla nel programma radiofonico ‘Perle di Salute’, trasmesso da Radio Sacra Famiglia di Bolzano, e in una collaborazione con radio Esercito, dove affronta temi come la gestione dello stress, l’attività fisica e l’importanza di un’alimentazione equilibrata anche nella vita militare. “Una buona alimentazione, il movimento e piccoli gesti quotidiani, come fare passeggiate nella natura, possono contribuire al benessere generale e aiutare a gestire lo stress”, è il messaggio che accompagna la sua attività di divulgazione. La dieta alpino-mediterranea “si inserisce proprio in questa prospettiva: non una lista di divieti, ma un modello flessibile che valorizza i prodotti locali, rispetta le tradizioni e mette al centro varietà, equilibrio e qualità dell’alimentazione” conclude.
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