(Adnkronos) – Regole stabili, visione industriale delle scelte di policy e maggiore integrazione dell’energy management nei processi decisionali delle imprese. Sono questi alcuni dei messaggi emersi dalla terza edizione della Conferenza Enerpolicy, dedicata alle politiche di supporto per l’efficienza energetica e organizzata da Fire – Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia. Al centro del confronto tra istituzioni, imprese, energy manager ed esperti del settore la necessità di stabilità delle misure incentivanti e delle politiche per rafforzare competitività, sicurezza energetica e sostenibilità del sistema produttivo italiano.
Nel corso della conferenza Fire ha presentato i risultati di un’indagine condotta su 252 stakeholder del settore energetico – tra grandi imprese, fornitori, professionisti, enti pubblici e Pmi – per individuare le principali criticità dell’energy management in Italia.
Dall’analisi emerge che circa il 30% dei partecipanti individua come principale ostacolo la difficoltà degli energy manager nell’incidere realmente sulle decisioni strategiche delle organizzazioni. Come sottolineato nel corso della conferenza, l’efficienza energetica continua troppo spesso a essere percepita come un adempimento normativo e non come una leva competitiva.
Un ulteriore 20% delle risposte evidenzia invece la mancanza strutturale di risorse e budget, soprattutto nella pubblica amministrazione e nelle Pmi, mentre circa il 15% segnala l’instabilità normativa come principale freno agli investimenti.
Secondo gli operatori intervenuti, l’assenza di orizzonti temporali certi impedisce alle imprese di programmare interventi con ritorni economici a medio-lungo termine. Tra i temi più discussi anche la qualità del dato energetico e il monitoraggio continuo dei consumi, indicati da circa il 15% degli stakeholder come prerequisiti fondamentali per dimostrare i risparmi ottenuti e accedere ai meccanismi incentivanti.
Ampio spazio è stato inoltre dedicato alle sfide della decarbonizzazione industriale, dell’elettrificazione dei consumi e dell’impatto energetico della digitalizzazione e dei data center legati all’intelligenza artificiale.
“Le imprese non chiedono incentivi straordinari, ma politiche stabili e coerenti nel tempo – ha dichiarato Dario Di Santo, direttore Fire – Ridurre consumi e sprechi significa abbassare il costo dell’energia, rafforzare la competitività industriale e supportare le famiglie. È grave che l’Italia, Paese manifatturiero fortemente dipendente dai combustibili fossili, reagisca con sconti non giustificati dai costi attuali, invece di avviare misure in grado di produrre risultati durevoli come quelle proposte da Fire nei suoi documenti, peraltro allineate a quanto espresso nella conferenza dalle associazioni e dai think tank intervenuti”.
Nel corso di Enerpolicy è emersa inoltre una forte convergenza sulla necessità di accelerare il recepimento delle direttive europee Eed ed Epbd, rafforzare il ruolo degli energy manager e applicare concretamente il principio europeo ‘Energy Efficiency First’ nelle politiche energetiche e industriali. Secondo Fire, “l’efficienza energetica deve essere considerata una vera politica industriale nazionale, anche alla luce delle nuove sfide poste dalla competitività internazionale, dall’elettrificazione e dalla crescita della domanda energetica”.
Sono intervenuti Alessandro Fiorini (Enea), Gennaro Niglio (Gse), Antonello Pezzini (Cese), Enrico Bonacci (Mase), Claudio Palmieri (Hera Group), Alice Mauro (Rödl) e Mirco Torquati (3Sun). La tavola rotonda con le associazioni ha visto la partecipazione di Elena Bruni (Confindustria), Attilio Piattelli (Coordinamento Free), Francesca Andreolli (Ecco), Giorgio Boneschi (Elettricità Futura), Andrea Barbabella (Fondazione Sviluppo Sostenibile), Marco Golinelli (Italcogen), Rolando Roberto (Italia Solare), Katiuscia Eroe (Legambiente).
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