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Alopecia e vitiligine: approvato in UE il primo JAK inibitore

Alopecia e vitiligine: approvato in UE il primo JAK inibitore

Una nuova terapia orale potrebbe porre fine a alopecia e vitiligine, ma resta da garantire l’accesso in Italia

L’ultimo incontro stampa organizzato a Milano da AbbVie ha acceso i riflettori su una scoperta che potrebbe rivoluzionare il trattamento di due malattie autoimmuni spesso nascoste: alopecia areata e vitiligine. La protagonista è upadacitinib un JAK inibitore recentemente autorizzato dalla Commissione europea, unico finora a garantire la ricrescita completa dei capelli e la remissione della perdita di pigmentazione cutanea.

Approvazione europea di upadacitinib per vitiligine e alopecia areata

La decisione dell’UE segna il primo inserimento di un farmaco sistemico per la vitiligine non segmentale e per forme gravi di alopecia areata. Le sperimentazioni cliniche hanno mostrato risultati sorprendenti: nella maggior parte dei partecipanti i capelli sono ricresciuti totalmente, mentre le macchie biancastre della pelle si sono notevolmente ridotte.

Il profilo di sicurezza è risultato accettabile, consentendo l’uso di una sola compressa al giorno per via orale, un passo avanti rispetto ai trattamenti iniettivi o topici finora disponibili.

Dati di efficacia e sicurezza

Nel trial principale, il 70% dei pazienti affetti da alopecia graves ha ottenuto una Full Hair Regrowth mentre il 65% dei soggetti con vitiligine ha registrato una riduzione delle lesioni superiore al 50%.

Gli eventi avversi più frequenti sono stati lievi (mal di testa, nausea) e raramente hanno richiesto l’interruzione della terapia.

Il peso sociale e psicologico in Italia

Secondo le stime nazionali, più di 270.000 italiani convivono con una delle due patologie. Sono circa 152.000 i casi di vitiligine non segmentale e quasi 120.000 di alopecia areata. Il costo sociale annuo supera i 500 milioni di euro di cui il 55% è sostenuto direttamente da pazienti e caregiver. Il rapporto con la salute mentale è preoccupante: il 35,5% degli intervistati ha ricevuto una diagnosi di ansia, e il rischio di disturbi d’ansia è 2,5 volte superiore a quello della popolazione generale.

Le ricadute sulla vita quotidiana sono evidenti: quasi la metà dei pazienti con vitiligine usa trucchi, abbigliamento coprente o make-up per nascondere le macchie; più del 60% dei soggetti affetti da alopecia evitano sport, spiagge e contesti lavorativi ad alta visibilità per timore del giudizio altrui. Le spese per protesi capillari, parrucche o trattamenti dermatologici privati possono raggiungere i 3-5 mila euro all’anno, un onere quasi sempre non coperto dal Servizio Sanitario Nazionale.

Ostacoli burocratici e prospettive di ingresso sul mercato italiano

Nonostante l’autorizzazione europea, il farmaco deve ancora superare il iter nazionale. Antonio Costanzo vicepresidente di Sidemast e direttore della Scuola di specializzazione in Dermatologia all’Università Humanitas, ha spiegato che il processo di approvazione da parte dell’richiede in media undici mesi a seconda della documentazione e delle valutazioni di efficacia-sicurezza.

Una delle richieste più urgenti proviene dall’l’Associazione italiana pazienti alopecia & friends. Claudia Cassia presidente dell’organizzazione, ha sottolineato che l’alopecia areata non è ancora riconosciuta dal Sistema sanitario nazionale né inserita nei Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta). “Con l’arrivo di nuovi trattamenti, i pazienti possono sperare in una remissione totale, ma è fondamentale che la malattia venga riconosciuta per garantire accesso e sostegno concreti”, ha dichiarato.

Il professor Giovanni Pellacani presidente di Sidemast, ha rimarcato l’importanza di una diagnosi tempestiva e di percorsi di cura personalizzati, in grado di coniugare valutazione clinica, monitoraggio della gravità e supporto psicologico. “Le evidenze immunologiche più recenti aprono una nuova era terapeutica, ma dovremo tradurre l’innovazione scientifica in percorsi accessibili e centrati sul paziente”, ha concluso.

Se tutto procede secondo le previsioni, i pazienti italiani potranno accedere a upadacitinib entro il prossimo anno, trasformando una speranza in una realtà clinica capace di migliorare la qualità di vita di centinaia di migliaia di persone.

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