Durante le riunioni tenutesi a Bangkok, il International Monetary Fund has released the new World Economic Outlook aggiornando le proprie previsioni per l’Italia. Le cifre indicano una crescita del prodotto interno lordo del 0,8% per il 2026, rispetto al 0,5% previsto a luglio, e un leggero aumento a 0,6% per il 2027.
Questa revisione, pur modesta, rappresenta comunque il più netto rialzo degli ultimi anni, tenendo conto di un contesto globale segnato da incertezze.
Il documento, presentato a Bangkok, riepiloga le stesse stime già pubblicate a luglio, ma incorpora gli ultimi dati macroeconomici e le valutazioni sui rischi emergenti.
Previsioni italiane: crescita al rialzo per il 2026 e 2027
Il Italian growth è stata rivalutata a 0,8% per il 2026 e a 0,6% per il 2027, aggiungendo un decimale alla stima precedente. Il nuovo valore è stato inserito nel World Economic Outlook con l’obiettivo di fornire ai responsabili di politica economica un quadro più realistico delle prospettive di crescita.
La revisione riflette, tra le altre cose, un leggero miglioramento delle aspettative di consumo interno e una stabilizzazione dei flussi commerciali, ma resta fortemente condizionata da fattori esterni.
Allarme di Kristalina Georgieva: debito pubblico ai massimi dalla seconda guerra mondiale
Nel frattempo, la direttrice generale del International Monetary Fund Kristalina Georgieva, ha tenuto un discorso a Singapore, poco prima degli Annual Meetings di FMI e Banca mondiale che si svolgeranno a Bangkok la settimana successiva.
Georgieva ha invitato le economie avanzate con alti livelli di indebitamento a presentare piani credibili per il consolidamento dei conti pubblici sottolineando che il global public debt è ai livelli più alti dalla second World War e supererà il 100% del PIL mondiale prima del 2030.
Fattori che frenano la crescita globale
Secondo la stessa dirigente, tre elementi saranno determinanti per l’andamento della crescita: la rapida diffusione dell’artificial intelligence i continui shock sui prezzi dell’energia e l’alto livello di debt. Questi driver, se non gestiti con attenzione, possono tradursi in pressioni inflazionistiche e in una maggiore prudenza da parte delle banche centrali.
Implicazioni per la politica monetaria e i mercati finanziari
Georgieva ha inoltre evidenziato che i rendimenti dei titoli decennali di Stati Uniti, Germania e Giappone hanno raggiunto i massimi rispettivi dal 2007, 2009 e 1996, segnando un aumento del costo del finanziamento per i governi. In questo contesto, ha sostenuto l’adozione di una politica monetaria “prudentemente restrittiva”, appoggiando le recenti decisioni della Federal Reserve of ECB and Bank of Japan. Per l’area euro, ha ricordato che gli spread rispetto al Bund tedesco continuano ad allargarsi per Francia, Italia, Irlanda e Portogallo, aumentando la pressione sui bilanci nazionali.
Le nuove previsioni di crescita globale, che saranno pubblicate il 13 ottobre insieme al World Economic Outlook indicano una contrazione per le economie colpite da conflitti, tra cui Ucraina e i Paesi del Golfo. Parallelamente, l’artificial intelligence dovrebbe sostenere una crescita concentrata in un numero limitato di Paesi, accentuando le disparità tra le economie avanzate e quelle emergenti.
