Negli ultimi giorni la regione del Golfo è tornata sotto i riflettori internazionali a causa di una serie di attacchi militari e di dichiarazioni accese da parte di leader di spicco. Il conflitto tra gli Houthi yemeniti, sostenuti da Iran e la coalizione guidata da Saudi Arabia ha ripreso vigore, con ripercussioni che si estendono dal cielo di Riyad alle acque dello Strait of Hormuz.
L’intervento potenziale degli Stati Uniti è stato menzionato più volte dal presidente Donald Trump che ha usato il suo profilo su Truth Social per accusare direttamente gli Houthi e l’Iran di manipolare il mercato petrolifero in vista delle elezioni americane.
Le parole di Trump: accuse e minacce di intervento
Il 12 ottobre, Trump ha pubblicato un messaggio sul suo social network, affermando che gli Houthi si stanno comportando “molto male” e che in passato, quando li aveva bombardati pesantemente, avevano imparato la lezione.
Ha accusato l’Iran di aver probabilmente spinto i ribelli yemeniti a lanciare raid contro l’Arabia Saudita, con l’obiettivo di far lievitare i prezzi del petrolio. “Sarò qui anche dopo le elezioni e non dimenticherò mai!” ha scritto, suggerendo una presenza prolungata nella regione. Il presidente ha poi aggiunto che soprattutto gli Stati Uniti “non dimenticheranno” queste azioni, lasciando aperta la possibilità di un coinvolgimento militare diretto.
Attacchi contro obiettivi sauditi: dal King Khalid a Khamis Mushait
Durante la notte tra lunedì 12 e martedì 13 ottobre, la coalizione saudita ha dichiarato di aver intercettato missili balistici lanciati dagli Houthi. Il movimento ha rivendicato un attacco all’aeroporto internazionale King Khalid di Riyad e l’impiego di droni contro una base militare a Khamin Mushait nel sud-ovest del regno. Le autorità hanno segnalato errata allerta, ma hanno affermato che il pericolo è stato neutralizzato. Nonostante la dichiarazione di “cessato il pericolo”, l’aeroporto di Riyad rimarrà chiuso almeno fino al 17 ottobre, con numerose compagnie aeree che hanno cancellato i voli programmati.
La crisi umanitaria a Taiz: una città sotto assedio
Meanwhile, the situation at Taiz terza città più grande dello Yemen, si è aggravata. Oltre un milione di abitanti si trovano quasi completamente circondati dagli Houthi, con scarse forniture di carburante, medicinali e generi alimentari. Gli ospedali locali rischiano di chiudere per mancanza di forniture essenziali, mettendo a rischio la vita di pazienti in terapia intensiva, neonati in incubatrice e persone in dialisi. Le famiglie fuggono in massa, accentuando la pressione su strutture di accoglienza già sovraccariche.
Rischi marittimi: lo Stretto di Hormuz e le nuove rotte provvisorie
Parallelamente alle tensioni terrestri, l’Iran ha comunicato, tramite il portavoce del Ministero degli Esteri Esmail Baghaei l’avvicinamento a un accordo provvisorio con l’Oman per garantire il transito sicuro delle navi commerciali nello Strait of Hormuz. L’intesa, tuttavia, non equivale alla riapertura completa del passo, poiché resta da definire una soluzione a lungo termine. Il 18:55, la Marina iraniana ha segnalato che una petroliera ha subito danni e incendi mentre attraversava una zona “interdetta” nello stretto, evidenziando la volatilità della situazione marittima.
Accordo provvisorio per il transito nello Stretto di Hormuz
Secondo le dichiarazioni ufficiali, l’accordo prevede la creazione di rotte di navigazione temporanee, monitorate costantemente dalla Marina iraniana, con l’obiettivo di mantenere il flusso commerciale nonostante le minacce di attacchi da parte degli Houthi. Questo sviluppo, sebbene limitato, rappresenta un tentativo di mitigare le interruzioni che potrebbero influenzare i prezzi globali del petrolio.
Alleati e possibili scenari di intervento
Trump ha anche suggerito di coinvolgere il presidente turco Recep Tayyip Erdogan nella risposta contro gli Houthi, definendolo “un grande amico”. Parallelamente, l’Egitto ha espresso disponibilità a partecipare all’accordo di difesa della Mecca, firmato da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, con il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty che ha dichiarato: “Qualunque cosa ci venga richiesta dai sauditi, naturalmente risponderemo senza alcuna riserva”. Tali dichiarazioni aumentano la probabilità di una risposta militare coordinata, che potrebbe includere forze aeree, navali o logistiche da più paesi della regione.
Il rapido susseguirsi di eventi, unito alle dichiarazioni pubbliche dei leader internazionali, rende il scenario altamente imprevedibile e suggerisce che le prossime settimane saranno decisive per la stabilità della regione.
