(Adnkronos) – A che punto sono i negoziati tra Iran e Usa? E’ ancora stallo? Neanche a dirlo, le versioni di Teheran e Washington non coincidono in una giornata segnata anche dalle tensioni tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu per l’escalation militare in Libano.
Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, citando una fonte informata, gli scambi di messaggi tra Iran e Stati Uniti, finalizzati ad arrivare a un primo memorandum d’intesa, sarebbero sospesi già da alcuni giorni.
Secondo la stessa fonte, l’ultimo messaggio inviato da Teheran a Washington avrebbe riguardato la situazione in Libano, descritto come un “messaggio chiaro” sulle tensioni regionali in corso.
Il presidente americano interviene con un post su Truth. “Le notizie secondo cui la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti avrebbero interrotto i colloqui alcuni giorni fa sono infondate ed errate” dice Trump, sottolineando come le discussioni siano proseguite “senza interruzioni, anche quattro giorni fa, tre giorni fa, due giorni fa, ieri e oggi”.
“Non si sa mai dove porteranno – aggiunge – ma come ho detto all’Iran: ‘È ora, in un modo o nell’altro, che voi facciate un accordo. Fate questo da 47 anni e non si può permettere che continui ancora a lungo!”.
Continua il pressing Usa su Hormuz ma gli Stati Uniti non sono disposti a revocare le sanzioni all’Iran in cambio della riapertura dello Stretto.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio lo ha messo in chiaro durante un’audizione al Congresso. Rubio ha precisato che un eventuale alleviamento delle sanzioni non è stato “né discusso né proposto” nell’ambito dei negoziati con Teheran. Ogni eventuale allentamento delle misure restrittive, ha aggiunto, sarebbe “condizionato” a concessioni sostanziali da parte iraniana sul programma nucleare.
“L’Iran deve riaprire lo Stretto di Hormuz o si troverà di fronte ad ‘altre opzioni'”, ha avvertito il segretario di Stato americano, ribadendo che Washington non può accettare uno scenario in cui Teheran possa “chiudere lo Stretto e chiedere a tutti di pagare un pedaggio”.
Secondo il capo della diplomazia statunitense, l’Iran avrebbe colpito navi commerciali e minato ampie aree nelle acque internazionali dello Stretto di Hormuz. “Se nessuna nave può uscire, allora nemmeno le navi iraniane potranno farlo”, ha affermato Rubio, sottolineando che nessun Paese – incluse Cina e Russia – sarebbe favorevole alla chiusura del passaggio. Ha inoltre ribadito che, in caso di accordo, Teheran dovrebbe garantire la libera navigazione e cessare ogni attacco o richiesta di “pedaggi” alle navi commerciali.
Sul fronte libanese, Hezbollah ha confermato per la prima volta di aver ricevuto due proposte statunitensi per un cessate il fuoco con Israele e di stare esaminando quella avanzata da Trump, ribadendo tuttavia che qualsiasi accordo dovrà prevedere un “cessate il fuoco completo e inclusivo”. Lo riferisce l’emittente Al Manar, vicina al movimento sciita libanese, che ha così riconosciuto l’esistenza della tregua annunciata nelle scorse ore da Trump.
Secondo Al Manar, Hezbollah avrebbe respinto una prima proposta attribuita a Rubio, che prevedeva la rinuncia israeliana a colpire il quartiere meridionale di Dahieh, roccaforte del gruppo a Beirut, in cambio della cessazione degli attacchi contro Israele. Una seconda proposta, attribuita a Trump, prevederebbe invece l’entrata in vigore di un “cessate il fuoco completo” entro 48-72 ore. L’emittente aggiunge che Hezbollah è in contatto con il governo libanese e continua a insistere sulla necessità di una tregua globale, mentre delegazioni israeliane e libanesi si sono incontrate a Washington per nuovi colloqui mediati dagli Stati Uniti.
Trump è furibondo con Netanyahu, secondo quanto riferito da Axios, che cita fonti al corrente del colloquio. Il presidente americano avrebbe riversato tutta la sua ira contro il premier israeliano per l’escalation militare in Libano, a causa della quale l’Iran ha minacciato di ritirarsi dai negoziati per la fine della guerra. “Sei un dannato pazzo – quello che Trump avrebbe detto a Netanyahu – Saresti in prigione se non fosse per me, ti sto salvando”. E ancora, in un crescendo, “tutti ti odiano adesso, tutti odiano Israele per questo”.
Trump ha poi esortato Israele e Hezbollah a cessare i combattimenti “per sempre”, dopo aver affermato che entrambe le parti gli avevano promesso una tregua. Su Truth, ha dichiarato che Hezbollah aveva “accettato di smettere di sparare contro Israele e i suoi soldati. Allo stesso modo, Israele ha accettato di smettere di sparare contro di loro. Vediamo quanto dura, speriamo per sempre!”.
Fonti vicine a Netanyahu smentiscono ci sia stato uno scambio di attacchi personali durante il colloquio telefonico con Trump, al termine del quale il presidente americano ha assicurato che le truppe Idf non arriveranno a Beirut. Lo riferisce l’emittente israeliana Channel 12, fornendo precisazioni dopo le indiscrezioni diffuse in precedenza. Secondo lo staff del premier, “contrariamente a quanto riportato dalle fughe di notizie, Trump non ha detto a Netanyahu nulla di personale, né frasi riguardanti il carcere o presunte affermazioni su quanto sia odiato nel mondo”.
Le fonti hanno comunque confermato i toni “tesi” della telefonata, incentrata sulle reciproche lamentele per il contenuto dei post pubblicati sui social. Secondo lo staff di Netanyahu, Trump avrebbe espresso irritazione perché dai commenti del premier israeliano emergeva l’impressione che la guerra sarebbe andata avanti senza cambiamenti sostanziali, mentre Netanyahu ha contestato il post del presidente americano da cui sembrava emergere che Israele avrebbe cessato il fuoco su tutti i fronti. Le fonti aggiungono che Trump avrebbe osservato come “sia difficile presentare la posizione di Israele nel mondo e che questo alimenti sentimenti ostili nei suoi confronti”.
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