(Adnkronos) – “Un discorso molto interessante”, con due elementi particolarmente innovativi: l’attenzione alla dimensione del cittadino e della sua protezione e il nuovo ponte lanciato con il Canada e con gli altri Paesi “like-minded”. Lo ha detto all’Adnkronos Nicoletta Pirozzi, vice direttrice dell’Istituto Affari Internazionali, durante l’incontro Soteu, il discorso sullo stato dell’Unione pronunciato ogni anno dal presidente della Commissione europea al Parlamento europeo al fine di presentare le priorità dell’Unione per l’anno a venire, trasmesso in diretta presso Spazio Europa Experience a Roma.
“A livello europeo si è presa coscienza che, per essere competitivi e sicuri a livello internazionale, è necessario guardare all’impatto delle grandi crisi sul cittadino comune e ricostruire un legame di fiducia tra le istituzioni europee e i cittadini”, ha osservato Pirozzi.
Secondo l’esperta, questo serve anche a rendere “le nostre società democratiche più resilienti e quindi più capaci di rispondere alle ingerenze esterne”.
Pirozzi ha poi sottolineato l’apertura verso il Canada di Mark Carney e gli altri Paesi che condividono con l’Europa “lo stesso complesso di valori e la stessa attenzione per l’individuo”. Il nuovo status di Paesi associati, ha spiegato, “è un’indicazione politica molto forte sul ruolo che l’Europa immagina a livello internazionale”, anche se resta da capire come potrà essere realizzato concretamente.
Quanto agli elementi critici, Pirozzi ha definito il discorso “fortemente programmatico, ma poco geopolitico”.
“È mancato un po’ il disegno per la futura governance europea”, ha detto, sottolineando l’assenza di riferimenti alla necessità di superare l’unanimità nelle decisioni dell’Ue. Un’altra questione riguarda le risorse: “Come l’Unione europea si sta attrezzando con il suo bilancio pluriennale per realizzare tutti gli ambiziosi obiettivi indicati da von der Leyen?”.
Infine, secondo Pirozzi, è mancata “una spinta politica per qualcosa di più” sullo scenario mediorientale.
La presidente della Commissione, ha osservato, ha rivolto agli Stati membri “un po’ un rimprovero” per non essere riusciti ad assumere decisioni contro le azioni illegali di Israele a maggioranza qualificata, ma senza imprimere una svolta politica più incisiva.
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