(Adnkronos) – Donald Trump per ora congela il nuovo attacco degli Stati Uniti ma l’Iran già si prepara alla guerra. I negoziati tra Washington e Teheran non decollano e la ripresa del conflitto, ora dopo ora, diventa un’ipotesi sempre più concreta.
E’ in questo clima ad alta tensione e in vista di una possibile nuova escalation, riferisce Axios, che il presidente americano ha convocato una riunione con il suo team di sicurezza nazionale: al centro una relazione sulle opzioni militari.
Alla riunione hanno partecipato il vicepresidente Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il capo degli Stati Maggiori Riuniti, il generale Dan Caine, il direttore della CIA John Ratcliffe e altri alti funzionari, secondo fonti Usa. Il meeting si è concentrato sulla strategia da adottare nella guerra con la Repubblica islamica, sullo stato degli sforzi diplomatici e sui vari piani militari statunitensi per attacchi contro Teheran.
Nello stesso giorno in cui ha spiegato che alcuni alleati in Medio Oriente gli avrebbero riferito che si è “molto vicini a raggiungere un accordo”, il tycoon è però tornato ad attaccare, dettando i tempi e lanciando un nuovo ultimatum.
Gli Stati Uniti, ha detto, hanno concesso all’Iran “due-tre giorni, forse fino a venerdì o sabato o domenica, o inizio della prossima settimana” per tornare al tavolo negoziale e trovare un accordo, che deve in ogni caso arrivare entro “un periodo di tempo limitato”.
“Ero a un’ora dal colpire” l’Iran, ha detto parlando della sospensione dell’attacco previsto per la giornata di ieri contro Teheran, aggiungendo quindi che “potremmo dover colpire forte l’Iran ancora un’altra volta.
Non ne sono sicuro, lo sapremo presto”.
Intanto il vicepresidente americano JD Vance ha spiegato di non poter affermare con sicurezza che con l’Iran si arriverà ad un accordo. Rispondendo alle domande dei giornalisti alla Casa Bianca, Vance ha detto di ritenere che l’Iran voglia un accordo, ma ha anche detto di non potersi pronunciare con sicurezza sulla possibilità di raggiungere l’intesa finché ciò non avverrà.
Ai giornalisti che gli chiedevano se “personalmente lo pensasse”, ha ribattuto: “Personalmente credo che la risposta onesta sia: come potrei mai saperlo? Si negozia con le persone e a volte si ha la sensazione di fare progressi, altre volte invece si ha la sensazione di non farne”.
“Non posso dirlo con certezza, perché non so cosa pensi l’altra parte”.
Ci sono “due strade che possiamo percorrere” sull’Iran. Quella dei negoziati e quella di una ripresa dell’operazione militare, ha poi ribadito, spiegando che “il presidente ci ha chiesto, ci ha detto di negoziare con determinazione con gli iraniani”, precisando che “su quella questione fondamentale del non avere mai un’arma nucleare, pensiamo di aver fatto molti progressi. Pensiamo che gli iraniani vogliano raggiungere un accordo”.
“C’è un’opzione B, e l’opzione B è che potremmo riprendere la campagna militare per continuare a cercare di raggiungere gli obiettivi dell’America”, ha aggiunto. “Non è quello che vuole il presidente. E non credo sia nemmeno quello che vogliono gli iraniani”. “Bisogna essere in due per ballare il tango”, le parole di Vance, che ha tuttavia assicurato come questa guerra non sia “senza fine”, facendo riferimento alla promessa spesso fatta da Trump di tenere gli Stati Uniti fuori da guerre come quelle in Iraq e Afghanistan.
“È importante che il popolo americano sappia” che qualsiasi fine della guerra “sarà per la loro sicurezza e prosperità”. “E anche che questa non sarà una di quelle cose che durano per sempre”.
“Questa non è una guerra senza fine. Svolgeremo il nostro compito e torneremo a casa. Questo è ciò che il presidente ha promesso e ciò che manterremo”.
Intanto, se gli Stati Uniti definiscono la sospensione “temporanea” di un possibile attacco all’Iran come una finestra utile ai negoziati, allo stesso tempo dichiarano di essere pronti a un’azione militare su larga scala in qualsiasi momento, fa notare il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, in un messaggio diffuso sui social. “Questo significa – ha detto – presentare una minaccia come un’opportunità di pace. L’Iran è unito e pronto ad affrontare ogni aggressione militare, per noi la resa non significa nulla: o vinciamo o diventiamo martiri”.
Secondo un articolo del New York Times, che cita un funzionario militare statunitense, l’Iran avrebbe intanto sfruttato il mese e più di cessate il fuoco nella guerra contro Stati Uniti e Israele per prepararsi alla ripresa dei combattimenti, riposizionando i lanciatori di missili balistici.
Da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco l’8 aprile, si legge, Teheran si è adoperata per “riallestire decine di siti di lancio di missili balistici colpiti dai bombardamenti, spostare i lanciatori mobili di missili e, nonostante le perdite significative, adattare le proprie tattiche a un’eventuale ripresa degli attacchi”. Il funzionario ha spiegato che gli attacchi statunitensi contro le capacità missilistiche iraniane hanno colpito le porte d’accesso ai siti, ma non i lanciatori, poiché questi erano sepolti in profonde grotte sotterranee per proteggerli dai raid.
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