(Adnkronos) – C’era un tempo in cui San Siro era il traguardo finale di carriere lunghe una vita. Negli ultimi anni è diventato un palco in cui la musica italiana si è dovuta adattare al passaggio generazionale, fatto di nuovi linguaggi e nuovi volti. Ma è ormai rituale che quando un artista annuncia uno stadio, si riaccende il dibattito.
È successo lo scorso anno con Elodie, nei giorni scorsi con Geolier, e con l’annuncio di Annalisa ancora prima di salire sul palco. Ed è in mezzo a questa polemica – su cosa significhi meritare uno stadio oggi – che si inserisce, come Mosè che apre le acque, il primo San Siro di Achille Lauro.
La ricordano ancora tutti quella prima apparizione sul palco del Festival di Sanremo nel 2019: la tutina aderente ricoperta di paillettes, il bacio con Boss Doms durante l’esibizione di ‘Rolls Royce’ e l’immagine di un artista pronto a sfidare giudizi ed etichette.
Non fu l’esibizione che cambiò la sua vita o la traiettoria della sua carriera. Fu, piuttosto, quella che lo rese riconoscibile, diverso dagli altri. Per alcuni era un solo provocatore con l’aria da bad boy, per altri un possibile Renato Zero della nuova generazione. E anche negli anni successivi, la storia non è cambiata.
Nel 2022 con ‘Domenica’ e l’auto-battesimo sul palco dell’Ariston, Lauro venne nominato più per le polemiche, accusato di aver profanato un sacramento, che per la sua musica. Per molti era solo l’artista che cercava il titolo da prima pagina del giorno dopo.
Poi qualcosa è cambiato. Lauro De Marinis, il vero nome dietro quello d’arte, ha tracciato una linea netta: c’era un prima e poi, un dopo. Ha ridefinito la sua immagine, e con questa, il suo linguaggio musicale. Ha capito che la provocazione, da sola, non bastava più e che il pubblico cercava qualcosa di diverso. Così sono arrivate le ballad romantiche, brani che parlavano per tutti, quelli capaci di trovare spazio nel cuore di chi fino a quel momento lo aveva giudicato, o osservato con indifferenza.
È qui che Achille Lauro nasce una seconda volta. Pubblica ‘Amore disperato’ e poi arriva il Sanremo del 2025. Con ‘Incoscienti Giovani’ abbandona definitivamente l’aria da cattivo ragazzo e si trasforma in un’immagine diversa. Diventa il cavaliere romantico, tormentato, dannato. Una metamorfosi che convince. Achille ora piace al pubblico e alla critica. Il cattivo ragazzo non esiste più, ora c’è l’artista sentimentale, quello che le nonne aspettano di vedere nei salotti televisivi della domenica. De Marinis spicca il volo, per davvero, e nessuno lo ferma più.
Il 2025 segna così la nascita di un Achille Lauro 2.0. Non migliore, ma diverso. Le polemiche, che lo avevano accompagnato fino a quel momento, danno spazio alle sue canzoni, lasciando che il pubblico arrivi alla parte più intima della sua storia. Le tutine e i gesti di provocazione cedono ora il posto a un’immagine elegante, quasi cinematografica, quella di un artista che abbandona le maschere per far prevalere la sua vulnerabilità. E con questo, arriva il paradosso: quello che un tempo veniva dipinto come un cattivo esempio è diventato improvvisamente il ragazzo che le madri vorrebbero vedere accanto alle figlie.
Forse è così che costruisce tassello dopo tassello, il passo verso il suo primo San Siro. Perché uno stadio va costruito e conquistato. Non arriva mica per caso. E quello di Milano rappresenta il sogno che accompagna ogni artista che vuole essere, semplicemente, un artista. Achille Lauro ci è arrivato. Ma attraverso un percorso fatto di trasformazioni e scelte, attraverso strade cieche. E per farlo è servito coraggio.
Guardandolo su quel palco, nello show che ha messo in piedi, viene quasi naturale pensare che San Siro fosse per lui una destinazione inevitabile. Non perché fosse già scritto, o perché ormai è diventato un palco ‘per tutti’. Ma perché, ogni passo compiuto negli ultimi due anni lo ha portato verso quella direzione. Il 2025 gli ha spalancato un portone, il 2026 gli è servito per capire come deve attraversarlo. E Lauro lo sta facendo, non abbandonando la sua natura, quella di non essere mai soltanto una cosa, di non essere mai un solo unico genere musicale.
Per il palco di San Siro ha scelto l’essenzialità. Nessuna scenografia imponente, solo luci e fiamme che abbracciano lo stadio. Il resto lo fanno la voce, l’orchestra e una discografia che attraversa pop, punk e canzone d’autore. Un viaggio che dedica anche alla sua Roma, la città che lo ha cresciuto e che lo ha reso, a suo modo, un erede di Antonello Venditti.
Oggi il pubblico sembra guardare oltre i tatuaggi sul volto che per anni lo hanno rappresentato come l’artista ‘peccatore’. Oggi nota piuttosto quei ricciolini, quello sguardo intenso, e quella trasformazione più umana e autentica. Ha cantato, si è raccontato, ha sfilato per il suo debutto come direttore creativo di ‘Dondup’ con la collezione ‘Erotica’ – un progetto di cui si è detto particolarmente orgoglioso – ha emozionato e si è emozionato. Non un passo falso, non una nota sbagliata, non una frase fuori posto. E se allo Stadio Olimpico aveva accolto sul palco Antonello Venditti, a Milano, per quella che considera “la sua seconda casa”, ha voluto al suo fianco Laura Pausini, l’artista “eccellenza della musica italiana”.
Il pugno dritto al cuore arriva quando le luci si abbassano, e Lauro lascia sul palco Valentina Gargano, la voce soprano che l’aveva già accompagnato quel 25 febbraio 2026, quando sul palco del Festival di Sanremo ha reso omaggio alle vittime di Crans-Montana. E questa sera lo ha rifatto. “E se bastasse una notte, sì, per farci sparire/ Cancellarci in un lampo come un meteorite”. ‘Perdutamente’ è il brano che Achille porta sulle sue spalle da ormai diversi mesi, diventato simbolo della tragedia che ha coinvolto le 47 vittime dell’incendio avvenuto la notte di Capodanno. Una canzone diventata un rifugio nel dolore delle famiglie rimaste coinvolte. È la canzone che la mamma Erica Didone intonò durante il funerale del figlio Achille Barosi. Una ferita che nessuno può mai rimarginare. Esistono però ricordi e canzoni che, anche solo per pochi minuti, riescono a creare un ponte immaginario tra chi resta e chi non c’è più. ‘Perdutamente’ è diventato tutto questo da quella maledetta notte del primo gennaio. E Achille Lauro questa sera ha voluto restituire, ancora una volta, quell’abbraccio simbolico a tutte quelle mamme che non possono più stringere i loro bambini.
La verità è che la polemica sugli stadi non gli è mai appartenuta davvero. Il suo percorso, fatto di cadute, trasformazioni e rinascite, lo ha portato fino a qui: dentro San Siro, per una notte. Forse questo palco sacro della musica italiana non è più il traguardo assoluto, che arriva solo dopo decenni. È un passaggio, un punto di svolta, un inizio di qualcosa di grande. E Achille sembra averlo capito. La strada resta lì, già disegnata ma ancora da scrivere. Ma questa sera San Siro lo ha riempito, e se lo è preso. E chissà se il ragazzo irriverente di ‘Rolls Royce’ lo aveva, anche solo un po’, immaginato. (di Marica Di Giovanni).
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