“Sappiamo che l’Alzheimer deve essere interpretato come una disfunzione di molteplici vie biologiche patogenetiche, strettamente interconnesse tra loro: parliamo, ovviamente, dell’amiloide come aspetto centrale della malattia, ma anche della proteina Tau. Dobbiamo inoltre prendere in considerazione molti altri fattori, come la disfunzione dei circuiti neuronali e sinaptici, così come le alterazioni di processi fisiologici fondamentali, quali il sonno e il metabolismo.
Proprio per questa complessità la malattia dovrà essere affrontata nell’ottica della medicina di precisione. Oggi, la domanda che dobbiamo porci non è tanto se un particolare farmaco o una terapia innovativa funzionino, ma piuttosto perché funzionino proprio in quel determinato contesto biologico”. Lo ha detto Monica Diluca, presidente eletto della Società italiana farmacologia (Sif), nell’ambito dell’evento internazionale ‘MindShift – A cross-country mission to reshape Alzheimer’s Care’.
Un appuntamento che ha radunato a Roma esperti, istituzioni e rappresentanti dei pazienti da 12 Paesi per accelerare la trasformazione della cura dell’Alzheimer.
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