Il 2 aprile 2026 un violento terremoto di magnitudo 7,4 ha interessato il mare delle Molucche, con epicentro al largo della piccola isola di Ternate. L’evento, registrato alle 6:48 del mattino e localizzato a una profondità di 35 km secondo il US Geological Survey, ha provocato danni e timori lungo un’area estesa dell’Indonesia orientale. In seguito alla scossa principale si sono verificate numerose repliche che hanno alimentato il panico tra la popolazione costiera.
Le autorità locali e internazionali hanno emesso e poi ritirato un allerta tsunami, dopo il rilevamento di onde che sono arrivate a misurare fino a 75 cm in alcune località. Nel bilancio immediato figurano una persona deceduta e almeno un ferito, entrambi coinvolti nel crollo di un edificio a Manado, nella provincia di Sulawesi Settentrionale. Le attività di soccorso e la verifica dei danni sono proseguite per tutta la giornata.
Dinamica del sisma e prime conseguenze
Secondo il USGS, la scossa principale è avvenuta nel tratto di mare che separa le isole di Sulawesi e Maluku, un’area nota per la sua intensa attività sismica. Il direttore della BMKG, Teuku Faisal Fathani, ha riferito che sono state registrate quasi 50 scosse di assestamento, la più intensa delle quali ha raggiunto la magnitudo 5,5. Queste repliche hanno reso più difficili le operazioni di valutazione dei danni, costringendo numerose persone ad abbandonare edifici e strutture in via precauzionale.
Vittime e danni a Manado
Nella città di Manado, a circa 300 km dall’epicentro, un edificio è crollato provocando la morte di una persona e il ferimento di un’altra alla gamba. George Leo Mercy Randang, responsabile locale dei servizi di ricerca e soccorso, ha confermato che la vittima è rimasta sepolta sotto le macerie mentre il ferito è stato trasferito per le cure. I soccorritori hanno concentrato gli sforzi sulle aree urbane più colpite, dove si segnalano evacuazioni di ospedali e scuole per motivi di sicurezza.
Allerta tsunami: emissione, onde registrate e revoca
Il Pacific Tsunami Warning Center (PTWC), con sede alle Hawaii, aveva inizialmente avvertito della possibilità di onde pericolose entro 1.000 km dall’epicentro, comprendendo tratti di costa dell’Indonesia, delle Filippine e della Malesia. Entro due ore dal sisma sono state rilevate onde fino a 75 cm in nove località, in particolare nelle province di North Maluku e North Sulawesi; in altre zone si sono misurate onde tra 20 e 30 cm.
Revoca e valutazioni successive
Dopo le verifiche e il monitoraggio delle maree, il PTWC ha comunicato la revoca dell’allerta circa due ore dopo l’evento, dichiarando che la minaccia tsunami era ormai passata. Le autorità hanno comunque mantenuto il monitoraggio delle coste e invitato le popolazioni a seguire le indicazioni dei servizi locali per ogni eventuale aggiornamento o evacuazione preventiva.
Contesto geologico e memoria storica
L’Indonesia si trova lungo l’anello di fuoco del Pacifico, un’area di intensa attività tettonica dove le placche si scontrano e causano terremoti frequenti. Questa collocazione spiega la reiterata esposizione a scosse e potenziali tsunami. La memoria collettiva nazionale riporta tragedie che hanno segnato il Paese, come il devastante sisma e tsunami del 2004 in provincia di Aceh, di magnitudo 9,1, che provocò oltre 170.000 vittime solo in Indonesia, sottolineando l’importanza delle procedure di allerta e della prevenzione.
Testimonianze e reazioni della popolazione
Residenti come Budi Nurgianto, 42 anni, hanno raccontato di essere stati svegliati dal tremore e di aver visto molte persone scendere in strada in preda al panico. I soccorritori e le autorità locali hanno raccomandato alla popolazione costiera di rimanere informata e preparata, mentre le squadre di emergenza hanno proseguito le ispezioni per valutare danni strutturali e assistere gli sfollati. Le autorità hanno sottolineato l’importanza di non sottovalutare le repliche.
Al termine delle prime 24 ore, la situazione rimane sotto controllo con l’allerta revocata ma con il monitoraggio attivo delle agenzie sismiche e dei servizi di emergenza. Le operazioni di soccorso continueranno per assicurare assistenza ai colpiti e verificare eventuali danni estesi alle infrastrutture; la comunità internazionale e i media seguono l’evolversi degli sviluppi.