(Adnkronos) – Era stato arrestato in Italia su mandato delle autorità della Tunisia con l’accusa di essere un narcotrafficante internazionale. Ma una volta trasferito in Francia, su richiesta delle autorità giudiziarie francesi, è stato scarcerato dopo una ingiusta detenzione che lo ha tenuto per tre mesi in carcere e uno ai domiciliari: alla base della decisione i forti dubbi sulla reale identità dell’uomo. Protagonista della vicenda è un cittadino francese di 42 anni, di professione artista, difeso in Italia dall’avvocato Francesco Del Deo e in Francia dall’avvocata Marie Cornanguer. “Fin dall’inizio il mio assistito, che era in Italia in vacanza, aveva sostenuto di essere vittima di uno scambio di persona, una versione che avrebbe trovato riscontro appena arrivato Oltralpe”, ha commentato all’Adnkronos l’avvocato Del Deo. La scarcerazione provvisoria è stata disposta quasi immediatamente dalle autorità francesi, che hanno ritenuto plausibile l’ipotesi secondo cui qualcuno avrebbe utilizzato documenti rubati anni prima e regolarmente denunciati.
“La vicenda – spiega il legale – prende avvio con l’emissione di un mandato di arresto internazionale da parte della Tunisia partita dall’alert ‘Alloggiati’ della polizia di Stato, che qualificava l’uomo come narcotrafficante. In esecuzione del provvedimento, le autorità italiane lo avevano arrestato e condotto in carcere. L’accusa nei suoi confronti, delle autorità tunisine, era quella di avere spedito droga dal porto di Marsiglia alla Tunisia”. Successivamente il giudice aveva disposto gli arresti domiciliari. “Una misura – lamenta il legale – che l’indagato ha potuto scontare soltanto grazie alla disponibilità economica necessaria per affittare un alloggio: in assenza di tale possibilità sarebbe rimasto detenuto. Complessivamente ha trascorso circa un mese in carcere e quasi tre mesi ai domiciliari”.
Nel frattempo, la Francia aveva emesso un mandato di arresto europeo per poter processare il proprio cittadino. La collaborazione tra le autorità giudiziarie italiane e francesi, insieme all’attività dei difensori, ha consentito il rapido trasferimento oltre confine. Ma proprio all’arrivo in Francia la vicenda ha avuto una svolta: dai primi accertamenti sono emersi elementi concreti che hanno fatto dubitare dell’effettiva identità dell’arrestato. Secondo la ricostruzione della difesa, “la pista più credibile è quella dell’utilizzo fraudolento di documenti sottratti anni fa al mio assistito e già oggetto di denuncia”. Gli approfondimenti svolti in ambito internazionale avrebbero rapidamente rafforzato questa ipotesi. L’uomo risulta comunque ancora indagato.
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