La vicenda che riguarda l’esplosione verificatasi davanti all’abitazione del giornalista e conduttore Sigfrido Ranucci si è arricchita di nuovi elementi che hanno portato gli inquirenti a iscrivere nel registro degli indagati Valter Lavitola titolare del ristorante Cefalù a Monteverde e figura nota nel panorama editoriale e imprenditoriale. Le attività di perquisizione e i sequestri di dispositivi elettronici sono stati disposti dalla procura nell’ambito di un decreto che mira a chiarire il ruolo di ciascuno rispetto all’attentato.
Perquisizioni e il messaggio inviato durante gli accertamenti
Durante la perquisizione domiciliare dei carabinieri, agli atti dell’inchiesta è confluito un messaggio che, se confermato, lega emotivamente e direttamente Lavitola al conduttore: l’imprenditore avrebbe scritto parole di affetto definendo Ranucci «come e più di un fratello». Nel testo si percepisce la preoccupazione di chi teme la fine di un rapporto personale a seguito delle contestazioni giudiziarie.
Parallelamente, gli investigatori hanno sequestrato telefoni, computer e documentazione utile a ricostruire contatti, bonifici e conversazioni che possano confermare o escludere responsabilità penali.
Il provvedimento di perquisizione, adottato su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma, ha come obiettivo la verifica di collegamenti tra Lavitola e i presunti esecutori materiali dell’attentato, nonché la raccolta di elementi utili a comprendere motivazioni e ruoli all’interno dell’ipotizzato disegno criminoso.
Ipotesi accusatorie e ruolo dell’intermediario Clesio Tavares
Secondo quanto emerge dagli atti dell’indagine, al centro delle verifiche c’è la figura di Clesio Tavares (noto anche come Gomes), dipendente della società riconducibile al ristorante. Gli inquirenti ipotizzano che a lui sarebbe stato affidato il compito di reperire persone in grado di procurare l’ordigno e farlo esplodere nei pressi dell’abitazione del giornalista. È emersa l’ipotesi di un sopralluogo effettuato nei pressi dell’abitazione di Ranucci a Pomezia nel, un mese prima dell’esplosione avvenuta il 16 ottobre.
Le conversazioni intercettate e alcune indicazioni fornite dagli indagati arrestati nei giorni scorsi hanno portato gli investigatori a ricostruire un flusso di contatti e azioni: uno dei presunti esecutori, durante le fasi dell’ordinanza cautelare, avrebbe chiesto al proprio familiare di avvisare Tavares, elemento che ha indirizzato gli approfondimenti verso l’ambiente del ristorante e delle persone legate all’imprenditore.
Fuga e assistenza legale
È stata inoltre ricostruita la partenza di Clesio Tavares per il Camerun, che gli investigatori ritengono avvenuta poco dopo l’attentato. Le conversazioni successive all’episodio suggeriscono che qualcuno si sia interessato del suo allontanamento e della sua assistenza legale: circostanze che, se confermate, rafforzerebbero il quadro indiziario degli inquirenti sulla possibile esistenza di contatti volti a ostacolare le indagini o a mettere al sicuro persone coinvolte.
Accuse contestate e posizione di Ranucci
Nei confronti degli indagati la procura ipotizza reati gravi, tra cui strage con l’aggravante del metodo mafioso, oltre a illeciti connessi alla detenzione e all’uso dell’ordigno esplosivo, minacce e danneggiamento. Per alcuni degli arrestati il giudice non ha riconosciuto l’aggravante mafiosa nella prima fase, ritenendo che la collocazione dell’ordigno e la quantità di materiale possano essere interpretate come un atto intimidatorio più che un tentativo finale di uccidere.
Il giornalista coinvolto, pur manifestando stupore per la novità investigativa che vede l’amico tra gli indagati, ha dichiarato di affidarsi alle indagini e di non voler anticipare giudizi. Ha inoltre precisato di ritenere possibile che l’intento non fosse quello di far del male alla sua famiglia, esprimendo perplessità sul movente diretto e parlando di un possibile messaggio veicolato attraverso di lui.
Elementi precedenti e contesti giudiziari di Lavitola
La posizione di Lavitola è influenzata anche dalla sua storia giudiziaria: l’imprenditore è già stato coinvolto in altri procedimenti e sentenze che hanno riguardato vicende di natura penale e contabile. Tali precedenti non spiegano di per sé i nuovi fatti, ma costituiscono il contesto in cui gli inquirenti valutano credibilità, legami e modalità operative.
Gli sviluppi dell’inchiesta dipenderanno dalle analisi dei dispositivi sequestrati, dalle eventuali nuove testimonianze e dagli esiti degli interrogatori. L’attenzione degli investigatori è concentrata sulla ricostruzione puntuale dei contatti tra i soggetti indagati, sulla provenienza dell’esplosivo e sulle motivazioni che avrebbero portato alla scelta di colpire l’abitazione del conduttore.
