(Adnkronos) – “È come se fosse esondato un fiume che avevo dentro”. Così Piotta, all’anagrafe Tommaso Zanello, racconta all’Adnkronos la genesi del suo nuovo album, ‘Si riparano i ricordi’, uscito per Ada/Warner Music. Un disco che, fin dal titolo “potentissimo”, prosegue il percorso di elaborazione del lutto per la morte del fratello Fabio, già al centro del precedente lavoro ‘Na notte infame’. “Questi due dischi sono fratelli”, spiega l’artista, “quella perdita ha aperto in me aspetti creativi che tenevo chiusi, dandomi una dimensione più poetica, più cantautorale”. Un lavoro che l’artista definisce “più catartico che doloroso”, una forma di accettazione pur nella consapevolezza che “una riparazione totale non esiste”. La metafora è quella del kintsugi, l’arte giapponese di riparare gli oggetti rotti con l’oro. “Più che riparare, convivi con uno scenario che è cambiato per sempre”, spiega. E l’’oro’ che ha saldato le sue crepe sono stati “gli audio e le parole di Fabio”, i suoi scritti a mano, i file nel suo vecchio computer. “Quel materiale è stato il terreno fertile da cui sono partito per trasformare un dolore personale in qualcosa di collettivo”. Un progetto che, ammette, non ha “mai pensato di mollare”, perché è “un mezzo di elaborazione” che lo tiene “ancorato alla realtà”.
A 52 anni, Piotta si sente “più un cantautore che usa il rap che il contrario”, superando l’idea che i due generi siano agli antipodi. Un’evoluzione evidente nelle collaborazioni del disco. In ‘In quante notti ancora’ ritrova Tormento e Frankie hi-nrg mc per un omaggio “alla nostra musica degli esordi, quando non c’era discografia, non c’erano regole. Libertà totale. Oggi girano molti più soldi, ma i giovani dovrebbero essere gelosi della libertà che abbiamo avuto”. Una libertà che, secondo lui, oggi si è ristretta: “Dove c’è business, la libertà si restringe. Vedo più appiattimento creativo e una pressione enorme sui ragazzi: a 16 anni vivono un’ansia da performance che è l’opposto di ciò che la musica dovrebbe essere”. Nel disco compaiono anche voci e ombre del passato: Ciampi, Remotti, Pasolini. Non come citazioni, ma come presenze vive. “Sono nostalgico, lo ammetto. Mi piace far riemergere i ricordi, come un’archeologia della cultura popolare”. Con Pasolini c’è anche un legame familiare: “Anch’io sono di origine friulana. I suoi occhi che arrivano a Roma negli Anni 50 somigliano a quelli dei miei nonni quando sbarcano nella grande città: pieni di speranza, un po’ frastornati, attratti e intimoriti”.
Il brano ‘Me ne andavo da quella Roma’ nasce invece da un’idea di Federica Remotti, figlia di Remo, e diventa un omaggio corale che coinvolge Carlo Verdone, Valerio Mastandrea, Mannarino, Daniele Silvestri, Barbarossa, Emanuela Fanelli, Ditonellapiaga, Carl Brave. “Tutti conoscevano i suoi monologhi a memoria. È stato naturale”. La nostalgia di Piotta non è solo culturale, ma anche sociale. E la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali ne è un simbolo: “La vera sconfitta è perdere la dimensione collettiva dei Mondiali: guardare le partite insieme, abbracciare sconosciuti. È un dato umano che mi manca”.
Nella scena rap/trap contemporanea vede molta qualità: “Nayt è fortissimo, sta per uscire il nuovo album di Rancore, Claver Gold fa un hip hop classico e ben fatto, Frah Quintale è fighissimo”. Ma solleva una questione: “Se un quindicenne dice le stesse cose di un cinquantenne, è un problema. O il cinquantenne bluffa, o il quindicenne ha già conosciuto troppe amarezze”. Sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella musica è netto: “Le macchine rischiano di prendere un ruolo antropocentrico. Servirebbe una tavola rotonda permanente tra artisti, collecting e grandi player per discutere etica, legalità e creatività”. E in un mondo dominato dai 15 secondi di TikTok, la sua musica si colloca “all’opposto”: “Io metto densità. Arriva più lentamente, ma spero resti più a lungo. Più cresce l’artificiale, più aumenta il bisogno di umanità”.
I live di Roma e Milano saranno un viaggio lungo due ore: gli ultimi due album, le colonne sonore, le radici del rap romano. “Racconteranno tutto, con suoni, canzoni e immagini”. E dopo aver “riparato i ricordi”, cosa viene? Piotta sorride: “Non lo so. Non mi faccio più domande. Vivo, leggo, vado alle mostre, assorbo ciò che vedo e lo trasformo in canzoni. Se sono degne, diventano un album. L’unica condizione è che la qualità sia alta. Non ho fretta”, conclude.
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