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Target Malaria fermato in Burkina Faso: implicazioni geopolitiche e sanitarie

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Il Burkina Faso ha deciso di fermare il progetto Target Malaria, sollevando interrogativi su neocolonialismo e sovranità nazionale.

Il governo del Burkina Faso ha appena preso una decisione che farà discutere: è stata ordinata la sospensione definitiva del progetto Target Malaria. Questa iniziativa, sostenuta da fondazioni internazionali e guidata dall’Imperial College di Londra, prevedeva il rilascio di zanzare geneticamente modificate per combattere la malaria. Ma perché questa scelta ha suscitato polemiche tanto forti? La risposta è semplice: molti l’hanno percepita come una forma di neocolonialismo scientifico.

La decisione arriva in un contesto geopolitico delicato e riflette l’intenzione del governo di riaffermare la propria sovranità nazionale.

Il Progetto Target Malaria: Obiettivi e Critiche

Attivo in Burkina Faso dal 2012, il progetto Target Malaria si proponeva di ridurre la trasmissione della malaria agendo direttamente sulle zanzare Anopheles, i vettori della malattia. Ma l’approccio utilizzato, la tecnica del gene drive, ha sollevato non poche perplessità. Questa sofisticata ingegneria genetica prometteva di diffondere un tratto che avrebbe reso sterili le femmine o avrebbe prodotto solo maschi. Tuttavia, gli effetti ecologici di tale intervento sono stati considerati imprevedibili e, da alcuni, persino irreversibili. Non è difficile immaginare perché molti si siano opposti a questa idea, vero?

Linsey McGoey, sociologa canadese, ha descritto Target Malaria come un esempio di tecnoscientismo, in cui l’interesse privato si maschera da bene comune. «Dietro la retorica della lotta alla malaria», afferma, «si cela la volontà di imporre tecnologie radicali». Ma chi decide realmente quali tecnologie debbano essere impiegate, soprattutto in comunità vulnerabili del Sud globale? Questa è una questione cruciale che merita attenzione.

Le Preoccupazioni Geopolitiche e Sanitarie

La decisione del Burkina Faso non è solo una scelta scientifica; è anche una mossa fortemente geopolitica. La malaria continua a rappresentare una grave emergenza sanitaria, causando ogni anno quasi 600.000 decessi, per lo più tra bambini africani. Eppure, il governo burkinabè ha chiarito con fermezza che non intende diventare una cavia per la ricerca occidentale. Gli oppositori del progetto hanno evidenziato come i ceppi di zanzare modificate provengano da laboratori europei, con fondazioni miliardarie che impongono tecnologie senza un reale coinvolgimento delle comunità locali.

Ali Tapsoba, attivista della coalizione CVAB, ha definito la tecnologia come «altamente controversa, imprevedibile e potenzialmente irreversibile». Inoltre, il tema della finanziarizzazione della malaria è emerso come cruciale, rivelando come la malattia sia diventata un’opportunità di profitto per alcune entità, a scapito delle vere esigenze sanitarie locali. E tu, cosa pensi di questa trasformazione della salute in un affare?

Il Futuro della Salute Pubblica in Burkina Faso

Il rifiuto del progetto Target Malaria da parte del Burkina Faso rappresenta una chiara volontà politica: rivendicare il diritto di decidere sul proprio destino. Non si tratta solo di chiudere un’iniziativa scientifica, ma di inviare un messaggio forte contro il modello in cui l’Africa è considerata un terreno di sperimentazione per interessi occidentali.

Con questa decisione, il governo di Ouagadougou afferma che la salute pubblica non può essere subordinata agli interessi economici di fondazioni esterne. È essenziale che le scelte sanitarie siano condivise con le comunità locali, rispettando così la sovranità e l’autodeterminazione. Il messaggio è chiaro: il futuro dell’Africa deve essere costruito su soluzioni radicate nelle conoscenze e nelle priorità delle popolazioni, non su tecnologie imposte dall’esterno. E tu, quale futuro immagini per la salute pubblica in questo continente così ricco di potenziale?