(Adnkronos) – “Mamma, aiuto, ho tanta paura. Però non venire qui, non voglio che tu ti faccia male”. Dall’altra parte del telefono c’è suo figlio di 12 anni. È terrorizzato, sente solo le urla dei compagni e la potenza del vento che si abbatte sulle finestre della scuola. Eppure, in mezzo a quella paura, pensa alla sua mamma.
Teme che lei possa raggiungerlo e rimanere coinvolta.
È una mattina uguale a tante altre. Marta Adamo è mamma di tre figli, di 18, 12 e 10 anni. I due più piccoli frequentano la scuola Alcide De Gasperi di Marsala, succursale di Terrenueve. Li ha accompagnati a scuola come ogni giorno, prima di mettersi in macchina per raggiungere il lavoro, a circa venti chilometri di distanza.
Il marito, oggi, lavorava da casa. Poi intorno alle 8.30, il cielo si ingrigisce, la pioggia diventa fortissima e due vortici squarciano le strade.
La furia della tromba d’aria che investe il Trapanese irrompe anche nella scuola, scaraventa gli oggetti, distrugge gli infissi e stacca addirittura le strutture metalliche delle finestre. A raccontarlo all’Adnkronos è Marta Adamo, che quei momenti non li ha vissuti in prima persona, ma li ha passati al telefono, ascoltando la voce terrorizzata dei figli e cercando disperatamente di proteggerli.
“I banchi si muovevano, i fogli volavano. Sembrava fosse scoppiata una bomba”.
La prima telefonata arriva dal figlio maggiore, che ha 18 anni e sta andando in palestra in macchina. È proprio quell’auto che, poco dopo, si ritrova vittima della tempesta. “Stava guidando, poi il vento ha cominciato a trascinarlo e si è portato via la macchina. Lui ha lasciato il volante, si è messo le mani sulla testa e ha visto l’auto girarsi. Si è ribaltata lateralmente. È riuscito a uscire ed è rimasto illeso. Era pieno di terra, fango, polvere. Ma illeso”. La macchina – quella mostrata in foto – è ormai “distrutta, ma lui è salvo. È tutto quello che mi interessa”.
Marta non ha ancora il tempo di rendersi conto di quello che è successo al figlio maggiore quando arriva un’altra chiamata. Questa volta è il figlio di 12 anni, dalla scuola. “Mi chiama per spiegarmi cosa stava succedendo ma io sentivo solo la sua preoccupazione e le urla degli altri ragazzi. Era spaventato, ma voleva salvare me, pensava solo a me. Gli ho detto di andare vicino alla professoressa, di stare con lei”. Il pensiero corre subito anche al bambino più piccolo, 10 anni, che si trova nello stesso istituto. “Gli ho chiesto di andare a controllare suo fratello, ma mi ha detto che non poteva, perché c’era soltanto caos. Non riusciva a trovarlo”.
Marta racconta, che in quei pochi attimi di lucidità, ha chiuso con il figlio per provare a chiamare il marito che “si stava già dirigendo a scuola”. In quel momento, nessuno era al sicuro. “Quei cinque minuti sono stati massacranti. Non riuscivo a respirare”. All’interno dell’edificio, intanto, i bambini vengono fatti spostare nel corridoio per cercare riparo. Tutto attorno a loro si muove. I banchi volano e colpiscono le teste dei bambini. E in mezzo a quella paura incontrollabile, i più piccoli cercano istintivamente di proteggersi tra di loro. “Si facevano scudo tra loro. Si abbracciavano per proteggersi dal vento fuori controllo. Sono scene che non riesco a togliermi dalla testa”. Un gesto di tenerezza “struggente” che racconta l’idea di cosa hanno vissuto in quegli attimi durati un eterno.
Il marito si precipita a scuola. Percorre quasi un chilometro a piedi e si trova davanti a uno scenario apocalittico: auto ribaltate, spazzatura, danni ovunque. La furia del vento ha distrutto un quartiere. Quando i bambini riescono a uscire, sono sporchi di polvere e fango. Alcuni hanno riportato ferite e contusioni: uno lamenta dolore al polso, un altro ha un colpo alla testa. Anche la professoressa, secondo quanto riferisce Marta, ha il viso tagliato. “Anche per lei è stato un massacro. Ha detto di non essere riuscita a proteggere tutti. Questa cosa mi spezza il cuore: erano bambini, si sono ritrovati in mezzo a qualcosa di più grande di loro”. Anche fuori dalla scuola, lo scenario è quello di guerra. Marta racconta di una coppia di anziani a bordo della loro auto che si sarebbe ribaltata, finendo in un dirupo nei pressi dell’istituto. Gli zaini dei bambini sono rimasti all’interno dell’edificio. A recuperarli sono stati i vigili del fuoco. I genitori si stanno organizzando per andare a riprenderli. Mentre parla, Marta trema ancora. La tensione non è passata, è rimasta nel corpo, nelle mani, nella voce che a tratti si spezza dal pianto. Accanto a lei c’è il figlio maggiore, che si avvicina e le chiede se vada tutto bene. “Stai tranquillo, è soltanto la tensione che sto scaricando”, gli dice.
Poi, riprende fiato. “I miei figli mi hanno sempre chiesto di che cosa avessi paura. Io ho sempre risposto che non ho paura di niente. L’unica cosa che temo è che possa succedere qualcosa di brutto a loro”. Si ferma di nuovo. “Oggi è successo”. Poi, fa un respiro di sollievo. “Ma sono qui con me”. E respira.
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