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Tumore seno, Fabi (Aiom): "13mila pazienti all'anno candidate a test genomico"

Tumore seno, Fabi (Aiom): "13mila pazienti all'anno candidate a test genomico"

(Adnkronos) - "A fronte di circa 13mila pazienti potenzialmente candidate ogni anno, la media dei test effettuati tra il 2024 e il 2025 ha superato quota 2.500. Va considerato che la dotazione del Fondo nazionale dedicato ai test genomici non è più sufficiente. Le diagnosi aumentano, cresce il nu...

(Adnkronos) – “A fronte di circa 13mila pazienti potenzialmente candidate ogni anno, la media dei test effettuati tra il 2024 e il 2025 ha superato quota 2.500. Va considerato che la dotazione del Fondo nazionale dedicato ai test genomici non è più sufficiente. Le diagnosi aumentano, cresce il numero di pazienti idonee e abbiamo imparato a utilizzare questo strumento con la massima appropriatezza: per questo abbiamo inevitabilmente bisogno che il Fondo venga incrementato”.

Con queste parole Alessandra Fabi, consigliera nazionale Aiom – Associazione italiana di oncologia medica e responsabile Medicina di precisione in senologia presso la Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, è intervenuta nel corso dell’incontro con la stampa ‘Tumore al seno, i primi due anni di attività dell’Osservatorio nazionale sui test genomici’, promosso oggi a Milano da Abbott.

 

Fabi si sofferma sulla necessità che ha spinto a istituire un Osservatorio sui test genomici: “Era necessario effettuare una valutazione e un’osservazione di quello che è stato un lavoro ormai pluriennale dei clinici e di tutta la parte tecnica – spiega – I risultati sono positivi: il primo messaggio è che i medici sono riusciti a portare in ogni ospedale la medicina di precisione attraverso il test genomico, imparando a utilizzarlo secondo criteri di appropriatezza nelle pazienti con un tumore precoce già operato, ormono-dipendente ed Her2-negativo, che rappresenta circa il 60% dei casi di tumore alla mammella”. 

Dai numeri emersi dall’Osservatorio “possiamo dire che il quadro generale è molto buono – osserva la consigliera Aiom – ma abbiamo ancora un ampio margine di miglioramento, soprattutto in alcune aree geografiche dove il numero di test eseguiti e prescritti rimane ridotto”.

Un divario dovuto “a fattori culturali, come il timore infondato di perdere tempo prezioso prima di avviare la chemioterapia, quando invece il test permette a metà delle pazienti di evitarla del tutto, ma anche a una complessa burocrazia ospedaliera che frena l’operato del singolo clinico”. 

cronaca

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