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Al Muzeum Susch si svela l'attivismo artistico di Mariuccia Secol

Susch, 15 giu. (askanews) – Fino al 1 novembre 2026 il Muzeum Susch presenta Mariuccia Secol: Unraveling, la prima grande retrospettiva istituzionale dedicata all’artista e attivista italiana Mariuccia Secol. Curata da Monika Branicka e Eva Brioschi, la mostra ripercorre oltre settant’anni di pratica artistica che intreccia femminismo radicale, critica sociale e riscoperta storica.

Questa retrospettiva si allinea con la missione fondativa del Muzeum Susch di valorizzazione delle artiste dell’avanguardia internazionale trascurate o incomprese, restituendo loro lo stesso riconoscimento tributato ai colleghi maschi.La curatrice Eva Brioschi ha introdotto ad askanews: “Questa mostra racconta la storia e la pratica artistica di Mariuccia Secol, un’attività artistica che è sempre stata anche un attivismo artistico.

Mariuccia Secol fonda il Gruppo Femminista Immagine di Varese, attiva nella lotta contro il patriarcato e per la liberazione delle donne, ma è anche attiva nel promuovere la creatività femminile”. Il figlio di Mariuccia Secol, Alberto Tognola – che ha dato un apporto fondamentale alla realizzazione della mostra attraverso la ricerca delle opere, molte provengono dall’archivio personale dell’artista – ha proseguito: “Io ho avuto modo con questa mostra di rivedere tutto il suo percorso e di riconoscere i due elementi, cioè l’elemento artistico molto importante, ma anche l’elemento politico, soprattutto dal punto di vista del femminismo”.

L’esposizione traccia l’evoluzione di Secol a partire dai primi dipinti degli anni Cinquanta e Sessanta, caratterizzati da temi esistenziali e dal trauma della guerra. Influenzata dal clima di protesta del 1968 e dai nascenti movimenti femministi, Secol abbandonò i suoi pennelli silenziosi per lavorare con materiali quotidiani e domestici, come grembiuli e spugne metalliche, che divennero la materia prima di una pratica fondata sul rifiuto. L’opera iconica Casa di bambola (1970-73), creata smantellando i propri abiti (incluso l’abito da sposa), segnò il suo netto rifiuto dei ruoli univoci di moglie e madre.La curatrice evidenzia le motivazioni alla base della scelta dell’artista per la retrospettiva: “L’importanza della figura di Mariuccia Secol e di riscoprire la sua attività e la sua vita sta proprio nella qualità incredibile delle sue opere. Sono opere che sono attualissime nell’utilizzo dei materiali. Questa mostra attraversa tutte le tematiche e anche i medium che sono stati usati da Mariuccia Secol: dalla pittura a encausto fino al tessuto che lei lavora per sottrazione attraverso queste smagliature sul bisso di cotone, facendo apparire queste silhouette che sono delle identità: l’identità di una nuova donna che attraverso le smagliature della sua stessa carne in quanto madre di quattro figli e le ferite sul suo corpo di donna, madre e moglie riesce a fare apparire la creatività e la conoscenza come un messaggio di speranza per tutti quanti”. Alberto Tognola ricorda poi alcune opere della madre: “Negli anni Settanta, grazie anche ai gruppi di autocoscienza che le studentesse di quel periodo facevano, e ce n’era uno anche a Varese che mia madre ha frequentato, inizia questa presa di coscienza di quelle che erano le tematiche che già erano dentro un po’ nella sua pittura, ma diventano molto più evidenti. Quindi inizia la fasedell’utilizzo dei vecchi vestiti che vengono smembrati e ricomposti in opere d’arte. In una delle opere che si chiama Donna Ponte augura ai maschi di poter fare quel lavoro di autocoscienza che loro donne hanno fatto per superare tutti i problemi di oggi dalle guerre in poi”.”Propone e riesce a partecipare con un progetto insieme alle sue compagne alla Biennale di Venezia nel 1978. Per la prima volta nello spazio aperto ai Magazzini del Sale il Gruppo Femminista Immagine di Varese porta l’arte femminile e l’arte femminista all’interno di un contesto istituzionale come quello della Biennale di Venezia” – Eva Brioschi conclude con il significato alla base di tutta la pratica artistica di Mariuccia Secol – “Il messaggio di Mariuccio è un messaggio universale, inclusivo e che noi abbiamo definito di un femminismo umanistico, nel senso che appunto include tutti. Vuole includere anche la liberazione dell’uomo stesso dal patriarcato e vuole includere ogni tipo di marginalizzazione, ricordandoci che la libertà si ottiene solo se tutti quanti siamo liberi”. Negli ultimi decenni, il lavoro di Secol si è ampliato verso una critica globale: è stata una precorritrice nello sviluppare una forma di intersezionalità in cui le lotte delle donne si incrociano con la difesa di tutte le identità marginalizzate o oppresse. Il percorso espositivo si articola come un cerchio che si chiude: la prima grande sala mette al centro il corpo in trasformazione in relazione alle diverse fasi della crisalide e accoglie una panoramica completa del percorso artistico di Mariuccia Secol. Nelle altre sale la narrazione si sviluppa fino a tornare al punto di partenza, riflettendo il suo cammino personale e creativo.Muzeum Susch è stato fondato e creato da Grazyna Kulczyk, imprenditrice polacca e sostenitrice di lunga data dell’arte contemporanea, nella valle dell’Engadina, nelle Alpi svizzere, dove sorgeva un ex monastero e birrificio del XII secolo a Susch, una cittadina remota situata sull’antica via dei pellegrini verso Santiago de Compostela. Il progetto comprende millecinquecento metri quadrati di spazi espositivi, che ospitano opere permanenti e site-specific oltre a una programmazione di mostre temporanee alla ricerca di una connessione emotiva con l’arte come matrilinearità e di riscoperta di ciò che talvolta è stato omesso, trascurato o frainteso, come nel caso di Mariuccia Secol.